Dove va il commercio equo internazionale?
Pubblicato da chiara
In questi giorni il mondo del commercio equo internazionale è stato scosso da una lacerazione: Fair Trade Usa (che rappresenta un terzo del mercato del commercio equo), è uscita da Fair Trade International. La causa della scissione è una divergenza tra le due anime (e tra i due fondatori storici) del commercio equo: da un lato Nico Roozen spinge per un’apertura sempre maggiore al mercato e alle multinazionali, in nome di una fair trade di massa, dall’altra il missionario olandese Frans van der Hoff critica i compromessi con le multinazionali che annacquano il concetto di commercio equo. La questione diventa ancora più problematica se contestualizzata nei giorni dello scandalo Victoria’s Secrets (lavoro minorile in campi di cotone certificati fair trade, per dirla brevemente). Il 2 gennaio Repubblica esce con un lungo articolo che vuole raccontare (anche se con un fare tendenzioso e alcune imprecisioni) la scissione, le sue contraddizioni e i suoi effetti sul commercio equo internazionale. Ve lo proponiamo di seguito, consigliandovi di leggere anche il comunicato stampa di Agices che completa e chiarisce la questione analizzando lo stato del commercio equo in Italia.Come si legge nel comunicato di AGICES, riteniamo che parlare di “apertura” rischi di porre la questione nei termini sbagliati, ossia in una prospettiva secondo la quale “aprire” è bene (progressista, evolutivo, ec.) mentre “chiudere” è male (conservatore, estremista, ecc.). In realtà la questione è molto più complessa e non riducibile ad una semplice dicotomia bene – male. Chiediamo ai lettori del nostro blog di leggere i contributi e, se credono, di inviarci i loro stimoli e commenti.
Equo solidale o multinazionale?
di Angelo Aquaro, da Repubblica, 2 gennaio 2012
La terza rivoluzione industriale riparte da dove era cominciata la prima: nei campi di cotone e di caffè. E’ la rivoluzione del fair trade: il commercio equo e solidale. Un giro d’affari da 6 miliardi di dollari. Un tasso di crescita del 27 per cento annuo. Oltre 1 milione e 150mila contadini dei paesi più poveri strappati alla miseria. Ma allora perché gli inventori di questa rivoluzionaria forma di commercio – e che regala al prodotto marchiato “fair trade” un 10 per cento in più nelle vendite – si sono messi a litigare come i vecchi capitalisti di una volta? Dimenticate le colline della Silicon Valley – dove la seconda rivoluzione è esplosa prepotente – e tornate a rivolgere lo sguardo alle piantagioni di tutto il pianeta: dal Nicaragua al Burkina Faso. È qui che la rivoluzione dell’equo e solidale promette di riequilibrare la bilancia del commercio dalla parte dei contadini finora sottopagati. E arricchendo ancora di più le tasche alle multinazionali: dalla Nestlé in giù. A scorgere i numeri sembra davvero un miracolo: Karl Marx a braccetto di Adam Smith. Solo che ultimamente il vecchio Adam sta cominciando ad accelerare un po’ troppo il passo: e il buon Karl invece di stargli dietro continua a pizzicarsi dubbioso la barba.
Da ieri Fair Trade Usa è uscita da Fair Trade International. Per la più grande associazione del commercio equo e solidale del mondo è più di una perdita: è un’amputazione. Con un giro d’affari di 1,8 miliardi di dollari gli americani costituiscono più di un terzo di quel mercato da 5,8 miliardi di dollari in continua espansione. Continua..
Gli auguri di ManiTese con le t-shirt equo solidali di Promoetica.com
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Equo in libreria
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Anche le librerie Coop hanno scelto di distribuire le creazioni di Sapia/Piel Acida (Colombia) e di Smolart (Kenya) in tutti i loro punti vendita. Una occasione in più per l’artigianato equo solidale e una nuova possibilità per i nostri produttori.
Festeggiamo le foreste ( e la sorpresa equo solidale)
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10 anni di credibilità, trasparenza, efficienza. 10 anni in difesa delle
foreste, promuovendone una gestione corretta e responsabile. Il Forest Stewardship Council (FSC), sistema di certificazione forestale credibile, indipendente e rigoroso, festeggia il suo primo
decennale di attività in Italia. E lo fa domani, 16 dicembre a Padova con una giornata tutta dedicata alle foreste: convegni, incontri, stand informativi e uno spettacolo che non poteva che intitolarsi “Alberi”.
Attenta a ogni dettaglio FSC Italia ha scelto borsine in cotone prodotte da una manifattura etica in Bangladesh seguita da Aarong, la più grande ong del paese e distribuite da noi con il progetto di merchandising etico Promoetica.com.
Auguri FSC Italia! e altrettanti di questi giorni!
Bangladesh: la ribellione delle prostitute
Pubblicato da chiara
Il Bangladesh è spesso presente su altraQblog, la maggior parte delle volte a proposito delle difficilissime condizioni dei lavoratori del tessile e, l’anno scorso, delle loro manifestazioni e scioperi per avere orari, condizioni di lavoro e salari migliori. Vi proponiamo, nella nostra traduzione, un articolo di El Pais, che sempre di Bangladesh e di lotte parla, ma i protagonisti non sono operai, sono le prostitute, molte delle quali giovanissime, dei sobborghi di Dacca.
Il luogo non incoraggia il sesso. Il bordello nella città di Riverine Faridpur, situato a meno di cento chilometri dalla capitale del Bangladesh, Dacca, è una trappola di cemento. Qui è sempre notte, una notte popolata da topi. Ma anche se lo scenario è più tipico di un film horror, non mancano i clienti in questo complesso di cubicoli dove conosciamo Lima: ha 15 anni, ma non ne dimostra più di 12. Ogni giorno, da quando è stata violentata un paio di anni fa, incontra una media di 7-10 uomini. Rapporti veloci, senza baci, con i vestiti e la luce spenta. Lima, stesa a terra, guarda verso l’alto e aspetta che l’uomo finisca. “Faccio quello che fanno marito e moglie, ma quando mi chiedono cose strane rifiuto sempre.” Lima dice che è lei a dettare le regole. Ed è ben consapevole dei rischi. Continua..



