Cos’è per noi il commercio equo?

equo e solidale, fairtrade
Il 14 maggio sarà la giornata del commercio equo e solidale e ci è sembrata una buona occasione per fermarci un momento a riflettere su cosa significa per noi lavorare nel e per il commercio equo. Ne è risultata una sorta di bilancio/manifesto che vogliamo proporre anche a voi per condividere i nostri pensieri e aprire la porta ai vostri.

Il commercio equo è…
…una trama e tante storie, di vita, di sogni, di esperienze;
…quando sei a migliaia di chilometri da casa e ti senti a casa;
…tante botteghe con tante domande, tante richieste, tanti complimenti, tante critiche, tanti bronci e tanti sorrisi. Tutti i giorni!
…il mondo che si riversa continuamente nel tuo pc;
…un bastimento carico di speranze e di problemi, di casse di pietra e sacchi di piume;
…creare sinergie e lavorare stringendo rapporti e relazioni per un mondo più equo e vivibile per tutti.

Il commercio equo è come vivere in un universo parallelo.
E’ come partire da perdenti e continuare di sconfitta in sconfitta, ma per tanto, tantissimo tempo.
E’ sentire che non serve vincere, ma convincere.
E’ difficile.
E’ facile.
E’ stancante.
E’ soddisfacente.
E’ la dimostrazione pratica che andare contro corrente è possibile.
E’ una corrente.
E’ soprattutto un orizzonte.

Anche noi aderiamo alla Fashion Revolution Week


Anche noi aderiamo alla Fashion Revolution Week dal 18 al 24 aprile 2016: un evento mondiale, coordinato da un gruppo di stilisti e attivisti inglesi, per affermare il diritto ad una moda che sia creatività, energia, sostenibilità, a una moda senza tragedie, sfruttamento, buchi neri.
Il 24 aprile ricordiamo le vittime del Rana Plaza a Dacca -1333 persone morirono e più di 2000 rimasero gravemente ferite nel crollo di una fabbrica di abbigliamento- e allo stesso tempo rivendichiamo il diritto di sapere chi e in quali condizioni realizza ciò che indossiamo.

Per valorizzare il lavoro dei nostri partner produttori di abbigliamento e accessori dal 18 al 24 pubblicheremo sulla pagina Facebook Trame di Storie le immagini degli abiti e di chi li ha realizzati, con la storia del progetto e video che lo raccontano in modo diretto.

Se vuoi partecipare al Fashion Revolution Day puoi aderire alla pagina fb di Fashion Revolution Italia, dove troverai anche le date degli eventi organizzati nelle città. Puoi anche scattarti un selfie indossando un capo di abbigliamento al contrario e postarlo su Twitter e facebook con l’hastag #INSIDEOUT #whomadeyourclothes.

Primavera-estate 2016: la nuova collezione

nuova collezione trame di storie

IL CONCEPT
L’ispirazione per questa collezione viene dai ricami Kantha, antichissima tradizione decorativa bengalese: le donne li usano da secoli per decorare i loro sari, unendo impuntura e ricamo. La parola bengali Kantha significa infatti ricamo a trapunta, mentre in sanscrito significa avanzo di stoffa. Entrambi i significati mettono in evidenza l’abilità di queste donne di riutilizzare pezzi di stoffa diversi, fili avanzati e frammenti per trasformarli in nuovi splendidi elementi per i loro abiti.
E noi proprio a questa tecnica ci siamo ispirati per la nuova collezione di Trame di Storie PE 2016: abbiamo cercato e avvicinato stili diversi (boho ed elegante, gipsy e lineare), tessuti dalle consistenze complementari, abbinamenti imprevedibili di tonalità e pattern, rafforzati dalla scelta di utilizzare stoffa tinta in pezza e non in filo, ossia tinta dopo essere stata tessuta. Questo tipo di lavorazione permette di creare gradazioni diverse dello stesso colore, anche nello stesso modello, valorizzando l’accostamento di tessuti, di inserti e ricami e l’aspetto artigianale della lavorazione, che è un altro elemento fondamentale della collezione. Artigianale, fatto a mano, anzi a quattro mani: la bellezza di ogni capo nasce dall’intrecciarsi di abilità, competenze, creatività diverse, da quelle di chi lo ha pensato e disegnato a quelle di chi lo ha realizzato, aggiungendo sempre un tocco diverso, speciale. E’ questa la magia di questa collezione, anzi di ogni collezione Trame di Storie!

I COLORI
Energia, vitalità, calore: i quattro colori principali della collezione richiamano un campo di grano con i papaveri, ecco quindi l’oro delle spighe in diverse sfumature, il blu vivo acceso e pieno del cielo estivo e qua e là punti fluttuanti di rosso leggero dei petali di papavero e il verde del gambo.
La palette predominante va dal giallo in tutte le sue sfumature, al nero e al navy blue, al verde prato, inserendo elementi di rosso e turchese.
Il risultato è una collezione dal mood vitale ed energico che ricorda quella sensazione di benessere che si prova in una giornata d’estate passata a godere della natura, in uno spazio caldo e ventoso dove trovare serenità e libertà.

LE LINEE e I TESSUTI
Camicetta bon ton e pantaloni gipsy, vestitino anni ‘50 e abito lungo in stile boho chic, pantaloni palazzo dal taglio importante e piccole bluse romantiche: questa collezione è un intreccio di stili diversi che possono combinarsi insieme in molteplici percorsi, per raccontare umori, sogni, personalità. I tessuti, poi, enfatizzano e sottolineano il taglio di ogni capo: la raffinatezza di seta e lino, il mood romantico del cotone operato o lavorato a sangallo, l’eleganza materica della seta grezza e quella discreta della mussola, la freschezza del cotone batik, la luminosità dell’endi cotton e della seta-cotone.

GUARDA IL VIDEO DELLA COLLEZIONE

Pietra saponaria: l’arte della decorazione di precisione

pietra saponaria decorazioni
La pietra saponaria abbonda nelle cave della regione di Kisii, un fertile altipiano ad una cinquantina di chilometri dal lago Vittoria: porosa e morbida da lavorare, permette di creare oggetti di rara bellezza, attraverso un processo produttivo che coinvolge sia gli uomini che le donne dei villaggi.
LA LAVORAZIONE
Dopo l’estrazione la pietra viene tagliata in blocchi grandi come l’oggetto che si vuole ottenere, intagliata a mano con strumenti semplici secondo una tecnica antica tramandata di padre in figlio, infatti estrazione e scultura sono le fasi del lavoro di cui si occupano gli uomini.
Le donne invece rifiniscono gli oggetti immergendoli in acqua e levigandoli con una spugnetta abrasiva, finchè diventano lucidi e perfettamente lisci. La luce si riflette morbidamente su queste superfici perfette, piacevoli da guardare e da toccare.
Una volta levigati gli oggetti possono essere o lasciati nel colore bianco/rosa della pietra al naturale, oppure colorati e decorati.
LA DECORAZIONE
I motivi decorativi sono molti e vari: geometrici e floreali, stilizzazioni di scene di vita quotidiana e tradizionale, astratti e delicati.
Principalmente i tipi di decorazione sono tre: colore, intaglio, disegno, spugnatura, ciascuno dei quali richiede molta attenzione e cura, creatività e precisione.
Il colore viene steso sull’oggetto subito dopo la fase di levigatura: una tinta densa e cremosa viene spalmata sulla superficie e a seconda del colore naturale di base, si possono ottenere risultati finali leggermente diversi, che non sono imperfezioni, ma pregi, garanzie della artigianalità e unicità di ogni pezzo.
Dopo il colore si può ulteriormente decorare l’oggetto in saponaria incidendo con un punteruolo dalla punta sottile e finissima piccoli segni a forma geometrica o floreale, che risulteranno del colore naturale della pietra, con un piacevolissimo effetto a contrasto. E’ un lavoro molto delicato, di grande precisione.
Gli intagli possono, inoltre, essere ulteriormente valorizzati e completati da segni realizzati con pennelli a punta fine, con risultati di estrema raffinatezza.
Un’altra tecnica decorativa utilizzata dagli artigiani di Kisii è quella chiamata “sponged“: sulla base colorata viene spugnato o spruzzato un altro colore, a contrasto o leggermente più scuro, con un effetto delicatamente marmorizzato.

I prodotti in pietra saponaria

Las Negras di Niña Sol

Las negras di NIna SolL’ultima novità dalla Colombia: le bellissime Las Negras  di Niña Sol di Ana Maria Piedrahita, storica fondatrice di Piel Acida-Sapia che negli ultimi anni ha dato vita ad un altro progetto di artigianato artistico, Niña Sol.
Ana Maria, insieme a due altre artigiane da lei formate, realizza queste meravigliose statue in terracotta dipinta a mano. Negras, il nome che Ana Maria ha dato alle sue creazioni e che noi abbiamo scelto di mantenere, non è un termine dispregiativo, ma celebra la bellezza e la ricchezza delle popolazioni Afro-caraibiche. 
Ana Maria è un medico, ma è anche una donna in cui creatività e manualità si uniscono a una grande generosità: dalle prime creazioni (folletti, bamboline, piccoli oggetti) con la buccia di arancia, realizzate personalmente nel proprio garage, quelle stesse che poi diventeranno i prodotti di punta di Piel Acida, alla bigiotteria in tagua e altri semi, che lei stessa disegnava e che insegnava a realizzare ad altre donne, che diventavano man mano abili artigiane.
Dopo aver lavorato e accompagnato per molti anni Piel Acida-Sapia, Ana Maria ha deciso di intraprendere la propria strada creativa (pur restando nel consiglio di amministrazione di Sapia) dando vita a Niña Sol, un progetto di artigianato artistico che comprende tra le altre cose statue di varie dimensioni in terracotta e ceramica a freddo. Sono soprattutto mezzi busti di donne, Las negras -è così che le chiama Ana Maria- che, con i loro meravigliosi colori celebrano la bellezza e la ricchezza delle popolazioni Afro-caraibiche.
Las negras sono vere e proprie opere d’arte, pezzi unici realizzati e dipinti interamente a mano da Ana Maria e dalle 2 artigiane che ha formato: anche in questo caso, con la generosità che la contraddistingue, infatti, Ana Maria ha trovato il modo di trasformare la sua creatività in una possibilità di crescita personale e professionale anche per altri.
Abbiamo deciso di mantenere il nome che ha scelto Ana Maria, “Negras”, anche se da noi può assumere una connotazione negativa. Nel contesto afro-caraibico il termine “negro” assume un significato maggiormente identitario, usato dagli stessi discendenti degli schiavi africani.
Va tenuto presente che in Colombia la componente “negra” è piuttosto forte e, sebbene ancora oggi emarginata e vittima di fenomeni diffusi di razzismo, è portatrice di forti valori identitari. Fu in Colombia che nel XVIII secolo nacquero e si affermarono gli insediamenti conosciuti come palenques o quilombos, villaggi nati nelle foreste della costa caraibica ad opera degli schiavi fuggiti dalle piantagioni della regione. Villaggi che crebbero e che in alcuni casi esistono tuttora, come San Basilio de Palenque un villaggio di 3500 abitanti a 50 Km da Cartagena, dove ancora oggi nel linguaggio, nella cucina e nella musica si conservano forti influenze africane.