E’ arrivata l’estate! (o almeno la nuova collezione)
Pubblicato da chiara
“Gli argini di fango del paese delle maree hanno preso forma non solo da fiumi di limo, ma anche da fiumi di lingue: bengali, inglese, arabo, hindi, arcanese e chissà quante altre. Affluendo una nell’altra creano grappoli di piccoli mondi appesi alla corrente. La fede del paese delle maree è come le sue grandi mohona, non solo un incrocio di molti fiumi, ma anche una rotatoria che offre alle persone una pluralità di direzioni, verso paesi diversi, e perfino diverse fedi e religioni”. (Il paese delle maree, Amitav Gosh)
“Il paese delle maree” ci ha ispirato per questa nuova collezione della linea di abbigliamento equo solidale Trame di storie e per ricordarlo abbiamo dato ad ogni capo un nome che proviene dalla geografia fisica o umana del romanzo Il Paese delle maree. Sul mare si affacciano entrambi i paesi da cui provengono quest’anno gli abiti della collezione e dell’acqua hanno preso la fluidità, l’eleganza e la freschezza.
Femminili ed eleganti, con tagli classici come l’intramontabile tubino, ma rivisti con ricami e tessuti originali lavorati con sapienza artigianale: sono gli abiti, le gonne i top e i pantaloni realizzati da Ayesha Abed Foundation (Bangladesh). Cotone ed endi cotton (un tessuto tipico del Bangladesh creato intrecciando al telaio seta e cotone) lavorati a mano, creano in ogni capo un risultato unico per filato, colore e decorazioni. I ricami Nakshi Kanta sottolineano le forme e impreziosiscono scolli, giromanica e tasche.
Cotone, seta, lino, puri o intrecciati tra di loro a formare trame
leggere e freschissime: così Craftlink (Vietnam) propone vestiti, camice, giacche, pantaloni, gonne e casacche dai tagli semplici e lineari, che valorizzano morbidamente il portamento di chi li indossa.
Trame di storie – Collection movie primavera – estate 2012
graficAttiva 2012: t-shirt ribelli
Pubblicato da chiara
Quest’anno con graficAttiva, la nostra linea di t-shirt, abbiamo pensato di proporre un messaggio più “politico” perché forse è il momento in cui ha senso farlo. Un momento in cui i cittadini del nostro Paese insieme ad altri, forse a quelli di tutto il mondo, vivono in balia di un potere forte e pervasivo, quello dei grandi operatori finanziari e dei loro “tecnici” e di un modello economico agli antipodi di quello che il commercio equo cerca di costruire. E’ dunque il momento di tornare a proporre con forza rinnovata il nostro messaggio come alternativa alla “schiavitù finanziaria” che ci si prospetta.
Per farlo iniziamo dai messaggi delle T-shirt: pungiglioni colorati per animare la gente che le indossa e coloro che le guardano. Perché questo è decisamente il momento di svegliarsi!
Le t-shirt sono tutte in cotone e realizzate secondo i criteri di giustizia del commercio equo da Aarong e AKH, del Bangladesh. Tre modelli (unisex e donna “Non mi avrete mai come volete voi” e unisex “Dal 1948 sana e robusta costituzione) sono anche certificati fairtrade in cotone biologico. Le grafiche sono realizzate in collaborazione con Agitprop, una piccola impresa di Pescara che ha scelto di schierarsi e proporre messaggi politici attraverso le t-shirt, tanto da scegliere come motto: “Merchandise to change the world”. Agitprop garantisce elevati standard sia dal punto di vista della sicurezza sul lavoro dei dipendenti che del tipo di prodotti da utilizzare.
I messaggi:
People before profits
(Per ricordare che l’economia è nata per essere al servizio delle persone)
La cosa più bella che puoi fare per te è fare qualcosa per gli altri
(Nel commercio equo lo pensiamo da sempre)
Non mi avrete mai come volete voi
No oil
(Il tempo del petrolio è finito, pensare ad un mondo senza di lui è necessario e…bello!)
Dal 1948: sana e robusta costituzione
Fuori dal gregge
Nuove botteghe equo solidali crescono.. al binario giusto!
Pubblicato da chiara
Quando nasce una nuova bottega del mondo o anche quando trova una nuova sede, magari più grande o più visibile, è sempre una festa per chi crede nel commercio equo, soprattutto in questi tempi difficili, in cui anche le botteghe sono messe a dura prova. Doppia è quindi la gioia di raccontare due storie legate a due organisimi che da anni lavorano nel commercio equo: l’associazione Namastè di Locate Triulzi, alla periferia di Milano e la cooperativa Ravinala di Reggio Emilia che festeggia i 25 anni con l’apertura di un nuovo punto vendita, il sesto, in pieno centro città, proprio di fianco al Duomo, nella piazza del Tricolore.
Binario Giusto è invece il nome del nuovo progetto avviato dall’associazione Namastè: un punto vendita equo solidale (ma non solo, come vedremo) sul primo binario della stazione locale.
Quella di Locate Triulzi è una piccola stazione di provincia, a metà strada tra Milano e Pavia, destinata al processo di smantellamento delle stazioni operata da Trenitalia, ma con molte potenzialità.
Si tratta infatti di un riferimento per molti cittadini del Sud Milano che usufruiscono del servizio di trasporto delle ferrovie. Il servizio, in Dicembre, è stato inoltre implementato, grazie al passaggio della linea S13 (Passante Ferroviario) che garantirà un maggior e più frequente collegamento con la città di Milano e Pavia.
Grazie a un bando di FERSERVIZI la stazione è stata intelligentemente recuperata, diventando da dicembre 2011 sede dell’Associazione e della sua bottega del commercio equo e solidale, e del progetto Binario Giusto. Oltre alla bottega sarà attivato un servizio di spesa on-line in stazione per permettere ai pendolari della tratta Milano – Pavia di ordinare la propria spesa (equa, bio e a km O) e ritirarla al loro ritorno dalla giornata lavorativa.
L’offerta è completa: prodotti agricoli e caseari del Parco Agricolo Sud Milano, a km zero, biologici, derivanti da progetti sociali (quali cooperative sociali e imprese sociali), e prodotti del commercio equo e solidale.
altraQualità in Tajikistan
Pubblicato da admin
altraQblog va in Tajikistan dove David Cambioli, il nostro presidente ha fornito una consulenza all’interno di un progetto del CESVI finanziato dall’unione Europea. Dalle sue parole il racconto di questa esperienza
Obiettivo del viaggio: visitare una serie di produttori del paese, compatibili con i criteri del commercio equo, selezionarne una ventina per realizzare un workshop nella capitale Dushanbe, durante il quale conoscere le tecniche tradizionali degli artigiani e assieme a loro sviluppare prodotti vendibili sul mercato europeo. Per questo mi ha accompagnato il designer Edoardo Perri che tornerà a fine agosto. In dicembre, poi, alcuni artigiani presenteranno i prodotti sviluppati alla manifestazione Artigiani in Fiera a Milano.
Siamo partiti il 1 aprile. Dal 2 al 10 abbiamo visitato
svariate associazioni e artigiani singoli in tre zone del paese (Pamir, Khujand, Rusht Valley) e a Dushanbe. Abbiamo selezionato 22 artigiani esperti in diverse lavorazioni: lana (telaio, ferri e feltro), pelle e bigiotteria (anche con pietre dure, lapislazuli e simili).
ll 12 aprile è iniziato il workshop, un’esperienza straordinaria con artigiani – in prevalenza donne- arrivati da ogni dove con i loro attrezzi e i loro materiali. A rendere ancora più interessante il laboratorio è stato il nostro ospite: Johan Jannoek, un sudafricano che dopo aver lavorato nella cooperazione si è stabilito qui con la moglie e ha iniziato un’attività artigianale con la pelle, curando il lavoro dalla concia al prodotto finito. Nella sua casa-laboratorio abbiamo iniziato a lavorare con gli artigiani, anche se non è stato facile far passare il concetto che dovevamo realizzare delle cose insieme, scambiandoci idee e tecniche. Il problema vero, però è stato un altro: in Tajikistan si trovano pochissimi materiali con cui innovare e quelli presenti sono veramente molto “grezzi” (la
pelle “profuma” di bacon di capra per via delle conciature naturali, tanto per fare un esempio) e tutto è veramente fatto a mano, non ci sono stampi per tagliare la pelle, che dunque a volte non ha linee proprio precise.
Dopo un grosso lavoro durato 4 giorni sono risultati 3 o 4 prodotti potenzialmente interessanti, prevalentemente in feltro, perchè i feltristi lavorano più velocemente degli altri. Il tutto è stato abbastanza stressante, perchè seguivamo 22 artigiani in due e il tour de force per il paese alla scoperta di artigiani ci aveva abbastanza provati. Nonostate la fatica, però, questo turbinio multicolore e multilingue (avevamo 3 traduttori non professionisti che si alternano tra tajiko, russo, pamiro, uzbeko e kirghizo…) è stata un’esperienza davvero unica, di cui speriamo di farvi vedere entro la fine dell’anno i risultati.
Intanto alcune foto di viaggio!
Quando il merchandise olimpico è poco…sportivo (con i diritti dei lavoratori)
Pubblicato da chiara
Portachiavi, peluche, adesivi, badge, zaini e carte da gioco in edizione limitata per Londra 2012: un business da 1 miliardo di sterline. Ma chi paga i veri costi di questi oggetti? Ce lo dice un report della campagna PlayFair 2012 (un progetto coordinato dal Trade Union Congress and Labour Behind the Label), diffusa in Italia dalla campagna Abiti Puliti. Il report indaga sulle condizioni in due fabbriche in Cina che si occupano della produzione di merchandise con il logo dei giochi olimpici di Londra 2012. La fabbrica a Huizhou nella provincia del Guangdong non è vicina a nessun’altra città e i lavoratori sono completamente isolati. La maggior parte di loro proviene da villaggi rurali cinesi, è di età compresa tra i 16 e i 24 anni e difficilmente ha accesso alla casa, all’educazione e alle cure mediche. Anche la seconda fabbrica si trova nella provincia di Guangdong e produce peluche da esportazioni con 250 lavoratori in bassa stagione e 600 nei periodi di alta produttività. In entrambe le fabbriche il report denduncia la violazione di tutti gli standard sanciti dal codice di condotta che si è dato lo stesso Comitato Organizzatore dei Giochi olimpici e paraolimpici di Londra (LOCOG), che include l’Ethical Trading Initiative Base Code:
- salari da fame e orari di lavoro eccessivi
- nessun contratto
- nessun diritto e nessuna rappresentanza sindacale
- luoghi di lavoro pericolosi.
Oltre a denunciare le violazioni la Campagna Play Fair ha chiesto al comitato olimpico di lavorare per risanare la situazione e pretendere condizioni di lavoro dignitose.
Possiamo dirlo? Se il comitato olimpico avesse scelto Promoetica..beh non avrebbe avuto questi problemi!







