“Made in Carcere”: una seconda chance per le donne detenute

L. è italiana, ha 35 anni e sta scontando una pena di trent’anni; ha la stessa età di F., condannata a tre anni e sei mesi, che dopo due anni di carcere ha ottenuto la libertà vigilata.
Le loro storie “indicibili” le raccontano gli accessori, le borse, i gadget realizzati con le loro stesse mani all’interno del carcere di massima sicurezza Borgo San Nicola di Lecce e nel carcere di Trani. E’ così che una storia di ordinaria emarginazione si trasforma in una “bella storia da raccontare”, quella del marchio Made in Carcere creato dalla Cooperativa Sociale Officina Creativa di Lequile (Lecce).

Lo scopo principale di Made in Carcere è di diffondere la filosofia della “Seconda opportunità” per le donne detenute e della “Doppia vita” per i tessuti: le une scoprendo il proprio potenziale d’azione, gli altri rinascendo a nuova vita e assumendo un valore sociale. Le materie prime infatti sono costituite da materiali di scarto, campionari offerti da aziende italiane “amiche” o stock di rimanenze di magazzino.
Il risultato è un manufatto “utile e futile” dallo stile giovanile e originale, ironico e accattivante, che piacerà a chi cerca all’eleganza ma condivide anche l’idea che “non occorre produrre altro, è possibile rigenerare ciò che c’è”.

Le detenute coinvolte nel progetto sono una ventina: a loro è stato proposto un percorso formativo mirato a sviluppare competenze preziose per il loro futuro reinserimento nella società, ma anche a dare dignità alla loro condizione di recluse. Ogni borsa, ogni accessorio, diventa un mezzo per far uscire un pezzo di se stesse “là fuori” e un modo concreto per guadagnare uno stipendio con cui aiutare le proprie famiglie, crescere i figli e spezzare il circolo vizioso dell’emarginazione.

Il modello è quello dell’economia circolare, dove tutti sono protagonisti e tutti vincono: le detenute, l’ambiente, la comunità, e quella parte di mercato che saprà sensibilizzarsi a questi temi.

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