Archivio per la categoria 'esperienze e collaborazioni'

La Saponaria: un’azienda consapevole! Intervista a Lucia Genageli

La Saponaria è una dei nostri partner più amati: è un piccola azienda artigiana che realizza prodotti di elevatissima qualità da tutti i punti di vista, etici, ambientali, di efficacia. Ci hanno subito colpito per la cura che mettono in ogni singolo dettaglio, dalle materie prime al confezionamento. Niente è lasciato al caso, tutto è frutto di accurata ricerca, attenzione e rispetto. Abbiamo chiesto a Lucia Genangeli, fondatrice de La Saponaria insieme al marito Luigi, di raccontarci più nel dettaglio, cosa rende questa azienda così speciale.

Ciao Lucia, ci spieghi prima di tutto quali valori vi ispirano?
Crediamo che un mondo migliore sia possibile e che ognuno debba fare la propria parte per realizzarlo. Il nostro desiderio era, ed è, quello di fare un lavoro che ci permettesse di metterci in gioco, di lasciare un segno positivo..e abbiamo così iniziato dal sapone!
Abbiamo cercato di costruire un’azienda non solo biologica ma che avesse qualcosa in più…un’azienda consapevole!
Un’azienda che ha l’obiettivo di diffondere la cultura del vivere consapevole e sostenibile attraverso le scelte di ognuno di noi, un’azienda che sensibilizza e stimola chi ne fa parte e il cliente finale ad approfondire non solo le conoscenze sul mondo della cosmesi biologica, ma sull’intera filiera. Una filiera fatta di piccoli progetti agricoli, di ingredienti solidali, di produzioni attente e scelte sostenibili..

Come rendete concreti i vostri valori? Come li applicate?
Rendiamo concreti i nostri valori semplicemente cercando di fare ogni giorno, con il nostro lavoro e i nostri prodotti, non solo qualcosa da utilizzare, ma qualcosa che abbia un “cuore”, che racconti una storia e che sia buono per chi lo usa e per la società. Questo è possibile attraverso la scelta degli ingredienti naturali e sostenibili, dei progetti, della continua ricerca di packaging ecologico e “leggero” per l’ambiente, di metodi produttivi artigianali ed accurati. Siamo consapevoli che i nostri prodotti e il nostro modo di lavorare non sia “perfetto” ma ci sforziamo ogni giorno per migliorarci.

Come pensate/immaginate/sviluppate i vostri prodotti? A quali bisogni volete rispondere?
Pensiamo e ralizziamo prodotti come li vorremo per noi e per i nostri cari. Quindi privi di sostanze dannose ma efficaci e gradevoli. Oggi c’è, fortunatamente, una crescente attenzione verso la sostenibilità e l’impatto ambientale. Ma perchè i cambiamenti siano duraturi crediamo che i prodotti non debbano solo essere “buoni” per l’ambiente ma che debbano essere buoni anche per chi li usa, non rappresentare per chi li sceglie una rinuncia rispetto alla cosmetica tradizionale, ma anzi offrire qualcosa in più. La nostra ricerca è sicuramente indirizzata verso tecnologie “green” in grado di dar vita a cosmetici naturali ed efficaci, ma senza l’utilizzo di sostanze tossiche per la pelle e per l’ambiente e senza l’utilizzo di metodi inquinanti per produrli.

Oggi i consumatori sono inoltre sempre più consapevoli e istruiti nella lettura degli inci, le persone sono sempre più attente all’impatto dei cosmetici sulla propria salute e sull’ambiente. Noi vogliamo rispondere proprio a questo crescente bisogno di chiarezza e trasparenza, e per farlo la cosa fondamentale è l’informazione, solo con essa si può acquisire la consapevolezza di ciò che si sta acquistando. Da parte nostra cerchiamo di divulgare quanta più informazione possibile sui nostri prodotti, gli ingredienti, la filiera, la produzione e sui risvolti che ogni aspetto ha sull’ambiente, per aiutare i nostri consumatori ad acquisire un grado di consapevolezza adeguato a fare la scelta migliore in ambito cosmetico, e non semplicemente “di moda” verso il prodotto che stanno per acquistare, che gli permetta di non fermarsi alle apparenze, guardare non solo il fronte delle etichette con il nome del prodotto, ma soprattutto il retro con la lista INCI, cioè gli ingredienti.

Cosa accomuna ogni vostro prodotto?
Ciò che accomuna ogni nostro prodotto è appunto il fatto che non sono solo semplici prodotti biologici, ma “consapevoli”. Frutto di scelte ragionate su ogni aspetto della loro filiera produttiva. Ogni prodotto ha la propria storia da raccontare, fatta di scelte etiche, progetti sostenibili e persone che credono nei nostri stessi valori.

Come scegliete i vostri fornitori? Che A quali criteri devono corrispondere sia a livello di prodotto che di filosofia aziendale?
E’ molto importante per noi che i nostri fornitori rispecchino i nostri valori e ideali, per questo solitamente instauriamo collaborazioni con piccole aziende agricole a conduzione famigliare o aziende che promuovono progetti sociali e di inclusione lavorativa. La Saponaria sostiene questi progetti pagando le materie prime un prezzo equo (in genere superiore al mercato tradizionale) e con contratti di approvvigionamento programmati per favorire la sostenibilità agricola. Gli ingredienti contenuti nelle nostre ricette sono selezionati, coltivati e trasformati con criteri etici e che abbiano il minor impatto possibile sull’ambiente in cui viviamo.

Cosa intendete per comunicazione “non tossica”?
Con il nostro lavoro e con ogni nostro prodotto vogliamo far passare un messaggio genuino, legato al rispetto e all’amore per se stessi e delle altre persone, in ogni sfumatura e in ogni meravigliosa differenza che contraddistingue ognuno di noi. Non vogliamo fare promesse irrealistiche o giocare sui lati deboli delle donne, come spesso accade nel mondo della comunicazione pubblicitaria nei cosmetici che per questo definiam “tossica” A questo proposito mi viene in mente la recente campagna sulle maschere viso che abbiamo realizzato in collaborazione con un’associazione che si occupa di violenza di genere. Il messaggio della campagna è che tutte siamo wonder (le maschere si chiamano wondermask!), il cosmetico può aiutarci ma ognuna di noi è speciale e ha dei “superpoteri”. Dobbiamo ricordarcelo ogni giorno, il volersi bene è il primo passo per non accettare forme di discriminazione o violenza. Insomma, parlando di prodotti ci piace anche diffondere messaggi positivi e “non tossici”!
nuovi prodotti anticellulite, il messaggio che abbiamo voluto far passare con questa campagna è che ogni donna è bella così com’è, senza dover assomigliare agli stereotipi che si vedono in tv o sulle copertine delle riviste, ma con i nostri prodotti anticellulite può vedersi ancora più bella e sentirsi più in forma. Tutta la campagna è stata incentrata sulla volontà di non far passare il messaggio “tossico” appunto che per essere belle e in forma si debba essere “perfette” come le modelle sui giornali o in tv.

E internamente, tra dipendenti e collaboratori, come applicate questi valori?
Internamente, tra di noi, cerchiamo di mantenere gli stessi valori in cui crediamo per primi, quindi il rispetto delle persone e delle loro specificità è fondamentale, non solo, cerchiamo di applicare anche i principi di sostenibilità e spreco zero. Da noi non si butta niente, una delle ultime iniziative che abbiamo organizzato per ridurre quanto più possibile lo spreco all’nterno dell’azienda è l’ “arraffa e scappa”: una volta al mese raccogliamo tutti gli “scarti” di produzione, prodotti senza etichetta, flaconi non riempiti fino al limite, prodotti ammaccati ecc, non vendibili ma buonissimi per essere utilizzati, e li mettiamo a disposizione di tutto lo staff, in modo che ognuno possa accaparrarsi ciò che vuole…tutti felici e zero spreco!

(foto: La Saponaria)

Amàla: la linea per il corpo che protegge le mamme

Il gruppo Abele da più di 50 anni lavora con gli ultimi: emarginati, poveri, tossicodipendenti, carcerati, a Torino e ovunque ce ne sia bisogno. Per noi è una gioia quindi contribuire, attraverso la distribuzione, al loro nuovo progetto: la linea di cosmetici naturali ed etici Amàla.
Amàla: dal marocchino “speranza” è la linea di prodotti per la cura e il benessere del corpo, realizzata con estratti naturali, con cui l’associazione Gruppo Abele sostiene un progetto dedicato a donne in difficoltà e ai loro bambini. Nata in collaborazione con la dottoressa Reynaldi, questa linea contiene ingredienti cresciuti su terreni confiscati alle mafie o nelle comunità dell’associazione e in alcune realtà ad esse collegate che offrono alle persone in difficoltà una possibilità di riscatto.

I prodotti cosmetici Amàla sono ricchi di purissimi estratti vegetali di rosmarino, salvia, lavanda e miele arricchiti di oli essenziali di erbe coltivate in alcune realtà del Gruppo Abele o a esso collegate (Associazione Filo d’erba di Rivalta, ACMOS, Aliseo). Semplici e naturali sono privi di parabeni e coloranti e ricavano completamente la loro efficacia dalle virtù dei principi vegetali che li compongono, valorizzati grazie alla riconosciuta esperienza della dott.ssa Reynaldi, da 35 anni un’eccellenza della cosmetica naturale.
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Soruka, upcycled bag: una nuova collaborazione


Ogni anno l’industria indiana del pellame genera una quantità enorme di scarti. Ritagli, partite fallate o
rifiutate dai committenti e invenduti di magazzino.
Una parte di questi scarti viene bruciata in forni tradizionali,  generando una fitta coltre di fumo che
contribuisce a inquinare l’atmosfera, mettendo in pericolo la salute di chi vive nelle vicinanze. Un’altra
parte degli scarti viene buttata in discariche più o meno legali, dove continuerà ad inquinare il sottosuolo
per decenni, prima di decomporsi.
Soruka, la linea di borse super cool, realizzate con ritagli di pelle recuperata, nasce proprio per contrastare questo fenomeno e trasformare gli scarti in articoli utili alle persone e piacevoli da indossare, dando loro un nuovo valore  e contribuendo, al contempo, a ridurre l’impatto ambientale del pellame di scarto.
La collezione Soruka è disegnata in uno stile senza tempo, fatto per sopravvivere a trend stagionali.
Ogni pezzo è UNICO e IRRIPETIBILE ed è fatto a mano da artigiani di Calcutta e Delhi, coordinati da Original Arts, una piccola realtà spagnola che da sempre lavora nella distribuzione di prodotti artigianali, in parte etici e equo solidali. Abbiamo conosciuto Original Arts una decina di anni fa, in quanto entrambi importavamo artigianato da Sapia. A inizio di quest’anno ci hanno proposto di distribuire la linea Soruka. Il progetto ci è piaciuto molto, perché è etico, originale, ben strutturato, sviluppato seguendo i criteri del commercio equo e solidale. La frequenza delle loro visite presso o produttori fino ad ora è stata costante, tre o quattro all’anno. Di recente hanno iniziato a studiare le modalità per ottenere la certificazione WFTO.
Una volta valutato l’impatto di vendite e dunque la possibilità di trasformare questo test in una relazione
commerciale costante, organizzeremo una visita ai produttori, presumibilmente nel 2019.

GUARDA LE BORSE SORUKA

Fashion Revolution 2018

I nostri vestiti sono un modo per esprimere chi siamo. Non parlano solo di noi: raccontantano anche storie lontane e nascoste, come quelle di produttori di cotone, tessitori, tintori e altri lavoratori che realizzano ciò che indossiamo. E se non sappiamo chi ha fatto i nostri vestiti, noi non possiamo essere sicuri che sono stati prodotti in modo giusto, pulito e sicuro.

Ecco perché noi vogliamo chiedere ai brand #whomademyclothes, chi ha fatto i miei vestiti?
Vogliamo sapere che i nostri vestiti non sono prodotti a scapito di persone o dell pianeta.
Attualmente, la realizzazione di capi di abbigliamento richiede quantità enormi di acqua, energia e terreni. E sfortunatamente molti dei nostri vestiti finiscono nella discarica. Ad esempio negli Stati Uniti, sono circa 11 milioni le tonnellate di abiti che vengono gettate.
E circa il 95% potrebbe essere riutilizzato o riciclato.
Dobbiamo trovare nuove strade per la moda, nuovi modi di pensare e realizzare l’abbigliamento e tutto ciò che ruota attorno ad esso.

Nel quinto anniversario del crollo del Rana Plaza, fabbrica di abbigliamento a Dacca in cui morirono più di mille persone, aderiamo al Fashion Revolution Day raccontando cosa ci lega al nostro capo di abbigliamento preferito. Quel vestito, t-shirt o accessorio che abbiamo da anni e che continuiamo a indossare, rappresenta una “storia d’amore” contro la moda usa e getta che rende ogni capo anonimo ed effimero.

Come fare: fatevi una foto con il vostro capo di abbigliamento preferito (magari Trame di Storie!) e spiegate in poche righe perchè è importante. Mandateci la foto entro il 21 aprile e noi la condivideremo sulla pagina Fb di altraQualità, insieme alle nostre, per dire a tutti che anche noi vogliamo la fashion revolution!

Indossate, fotografate e raccontate: aiutateci a cambiare la moda :)

Artisan Hut: un nuovo progetto per Trame di storie


Quest’anno la collezione presenta una grossa novità.
Lo scorso luglio, proprio al momento di inviare i campioni e i cartamodelli per lavorare alla collezione estiva, il nostro storico partner bengalese Ayesha Abed Foundation tramite la loro “casa madre” Aarong, ci ha informato che avrebbe smesso di esportare di lì a pochi mesi. La cosa ci ha profondamente sorpresi e preoccupati. Così nei giorni successivi abbiamo organizzato una visita in Bangladesh con il duplice scopo di capire cosa stesse succedendo e di visitare altri produttori di abbigliamento con cui avevamo contatti. Il nostro obiettivo era di mantenere un partner del Bangladesh per Trame di Storie, perchè volevamo continuare a costruire un progetto di moda etica in un paese in cui la produzione di abbigliamento causa un immenso sfruttamento.
Cosa era successo ad Ayesha Abed Foundation – Aarong?

La rinuncia all’esportazione da parte di Aarong nasceva da alcune considerazioni e da una precisa scelta commerciale. Già da una ventina d’anni, infatti Aarong aveva iniziato ad aprire alcuni punti vendita all’interno del Bangladesh, per ampliare il mercato per i propri artigiani puntando al target della classe media urbana bengalese. In sintesi, mentre negli ultimi 15 anni le vendite interne sono decuplicate, quelle dell’export sono rimaste dello stesso valore. A ciò si aggiunge che la produzione per l’interno richiede standard diversi rispetto a quella per l’export e che la rete vendita riesce ad assorbire anche prodotti locali dei progetti rurali di BRAC-Aarong (editoria, miele, latte, yogurt, cosmetici e rimedi naturali per la salute). Per concludere, Aarong ha deciso che la priorità è investire risorse sul mercato interno, risorse che si è deciso di disinvestire dall’export.

Se da un lato fa un immenso piacere vedere come un’organizzazione nata su stimolo del movimento del commercio equo abbia intrapreso un cammino che l’ha portata a costruire un mercato autonomo e altamente apprezzato nel proprio Paese, dall’altro potrete capire la frustrazione di trovarsi “a piedi” in un momento critico del ciclo produttivo, soprattutto dopo tanti anni di lavoro e di investimento.

Dunque non rimaneva che rimboccarsi le maniche e approfondire la conoscenza con altri produttori. Due in particolare sono quelli visitati nel mese di Agosto: Artisan Hut, un’organizzazione con sede a Dhaka e laboratori di tessitura manuale nei dintorni della capitale e Thanapara – The Swallows, un’organizzazione rurale nata come comunità Emmaus e situata nel villaggio di Thanapara, sulle rive del Gange, al confine con l’India. Entrambe le organizzazioni ci sono parse interessanti, sia sotto il profilo etico che dal punto di vista della qualità (entrambe utilizzano solo stoffe tessute a mano da loro stesse).
La scelta iniziale è ricaduta su Artisan Hut per il semplice motivo che essendo molto in ritardo dovevamo lavorare allo sviluppo prodotti utilizzando stoffe che avevano a disposizione nei loro magazzini e quelle di Artisan Hut sono risultate più adatte ai modelli che avevamo già sviluppato.
Adesso potete vedere il frutto di tanto lavoro di ricerca e di sviluppo comune: la nuova collezione Primavera-estate 2018, con i bellissimi tessuti jacquard realizzati al telaio manuale proprio dagli artigiani di Artisan Hut.

-> GUARDA ILVIDEO DELLA COLLEZIONE