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La nuova collezione t-shirt primavera – estate 2018

t-shirt primavera estate 2018
E’ in arrivo la nuova collezione di t-shirt per la primavera estate 2018, realizzata in collaborazione con Pace e Sviluppo, storica cooperativa trevigiana di commercio equo
Le caratteristiche tecniche

Tutte le t-shirt sono in jersey di puro cotone al 100%, certificato biologico e Fairtrade. Abbiamo scelto questo tipo di jersey perchè è morbido e leggermente elastico, pur non avendo elastan nella composizione e mantiene la forma e la lucentezza dei colori anche dopo molti lavaggi.
I modelli sono 4: unisex, bimbo e 2 varianti donna.
Le t-shirt unisex e bimbo sono le classiche con girocollo e manica corta. Per le t-shirt donna abbiamo scelto un modello Bea con collo a barchetta e con colletto e bordo-manica rifiniti in jersey doppio (100% cotone). Il modello Alessia è sfiancato, con girocollo e ha colletto e bordo manica rifiniti in jersey doppio (100% cotone).
Le stampe – Il concept
Quest’anno le t-shirt esaltano la capacità delle favole di proporre punti di vista inediti e aiutarci ad andare oltre gli stereotipi: Parole da favola è infatti il nome della collezione che porta con sè messaggi come questi: “Le fiabe insegnano che i draghi si possono sconfiggere”, “Il lupo sarà sempre cattivo se ascoltiamo solo Cappuccetto Rosso”, “Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco”.
Le t-shirt per i più piccoli usano immagini fiabesche di buffi animali per parlare ai bimbi di sentimenti: “L’amicizia ci rende più forti” e “L’amicizia ci rende unici”.
I produttori
Tutte le t-shirt sono interamente realizzate dai nostri partner produttori (Armstrong): avendo trasferito tutte le fasi di lavorazione (stampa compresa) presso i produttori abbiamo alzato la loro quota sul prezzo complessivo della maglietta e allo stesso tempo importando il prodotto finito abbiamo abbassato i costi di movimentazione e di trasporto delle t-shirt, quindi il costo finale. Più contento chi produce, più contento chi acquista: non è perfetto?
Scarica il prezzo trasparente della t-shirt donna/unisex Aarong-tshirtdonna-marzo2018 e quello della t-shirt bimbo: Aarong-tshirtbimbo-marzo2018

Dal Kenya i gioielli della speranza

In swahili significa “fede”, “fiducia” e rappresenta davvero una speranza per tante persone, specialmente donne, colpite dal virus HIV. Imani è una micro-impresa sociale nata da un primo nucleo di pazienti sieropositivi seguiti da AMPATH nel Kenya occidentale, e precisamente nella città di Eldoret (quinto centro urbano per importanza nel paese africano, che detiene però l’attuale record di crescita urbana). Con questa interessante e combattiva realtà, AQ ha instaurato un rapporto di commercializzazione dei prodotti che riguarda per ora gli articoli di bigiotteria.

Imani nasce dalla constatazione che fornire farmaci anti-retrovirali ai pazienti affetti da HIV non è sufficiente: occorre un approccio globale che prenda in carico i malati nella complessità della loro vita familiare, prima tra tutte la necessità di sostentarsi e di occuparsi della sopravvivenza e del benessere dei bambini. Da qui l’idea, che si è concretizzata nel 2004-2005, di creare un laboratorio artigianale orientato alla vendita dei manufatti, in grado di creare valore economico e sociale per la comunità.
Oggi Imani è un laboratorio e centro di formazione che raccoglie intorno a sé artigiani – per la maggior parte donne colpite dal virus o con figli malati oppure rimaste vedove – capaci di creare articoli molto vari utilizzando ceramiche indigene, carta riciclata, piante locali, tessuti.

Tutto è prezioso e, con la giusta abilità, può essere trasformato in altro: la carta dei documenti sanitari diventa materiale per fare orecchini e collane, biglietti d’auguri e quaderni; gli scampoli di tessuto diventano articoli di sartoria, camici e lenzuola in un sapiente mix di capacità ed entusiasmo.

Il 100% del reddito guadagnato attraverso le vendite viene reinvestito nel laboratorio, che a sua volta crea lavoro, possibilità di formazione e altre forme di empowerment per gli abitanti di Eldoret e delle zone rurali circostanti. Un’iniezione di “valore” che inizia a farsi sentire: non sono pochi infatti gli artigiani che – formatisi nel laboratorio di Imani – hanno poi avviato una propria attività e oggi operano in stretta collaborazione con il laboratorio principale, in quello che è ormai un piccolo indotto nella contea occidentale di Uasin Gishu.

Su Imani le cose che mi hanno colpito di più a livello di sensazioni, al di là delle analisi, sono diverse – racconta Marcella di AQ, che ad agosto 2016 è stata in visita a Eldoret. “Una grande coesione del gruppo e l’allegria ed energia che si respirano entrando nel laboratorio (le pareti interne e esterne sono dipinte dagli stessi artigiani e trasmettono molta vitalità all’ambiente); e poi la preponderanza di donne non solo in produzione ma anche nella gestione e nelle pubbliche relazioni”.

Sentendo le loro storie capisci che ne hanno passate tante, sia dal punto di vista familiare e sociale che da quello della salute. Tutte sono molto legate all’organizzazione e al gruppo che le ha aiutate non solo dal punto di vista materiale ma soprattutto emotivo e nel reinserimento nella società. Un altro risultato notevole è l’aver stimolato la nascita di diversi micro laboratori autonomi di sartoria e bigiotteria artigianale che danno a diverse famiglie – e soprattutto alle ragazze madri coinvolte nei programmi di formazione – la possibilità di contare su un piccolo reddito stabile”.

Nuova collezione in lana e prezzo trasparente


Colore, morbidezza e originalità: sono le caratteristiche dei prodotti che compongono la linea in lana realizzata dalle donne di Salinas, in Ecuador.
La collezione comprende prevalentemente accessori, i cui colori sono stati studiati per essere anche coordinati e abbinati alla collezione abbigliamento: ecco un bellissimo mostarda, un brillante turchese, un elegante grigio cenere, oltre a melange di arancio, verde.
La linea è composta da berretti di varie fogge (basco, beanie, con pon pon, a forma di animale per i bambini), gloveletty, i guanti senza dita che coprono il polso, scaldacollo e un gilet dalla linea molto originale, che può essere portato aperto o chiuso da spilla.
Tutti i capi sono realizzati a mano dalle donne di Salinas, un paese dell’Ecuador occidentale, situato lungo la cordigliera delle Ande, ai piedi del vulcano Chimborazo. La lavorazione della lana è sviluppata prevalentemente dalle donne. L’Asociación de desarollo social de artesanos “Texal” è nata nel 1976 con l’obiettivo principale di costruire una prospettiva lavorativa per le donne disoccupate e analfabete. L’associazione utilizza materiali e tecniche tradizionali, creando maglioni, sciarpe e altre forme di artigianato tessile rispettose dell’ambiente e del lavoro femminile. La tracciabilità della filiera della lana è un altro degli aspetti importanti del
progetto: le pecore pascolano sui prati dei villaggi vicini, la loro lana viene filata alla filanda del paese, dove le donne la acquistano e la utilizzano per confezionare caldi capi di abbigliamento. Le donne creano anche cestini in paglia, raccogliendo sui prati l’erba dell’altopiano desertico andino, seccandola, ripulendola e infine intrecciano con l’ago e un’altra fibra vegetale, la cabuya, creando dei cestini resistenti e di qualità.
Queste opportunità lavorative per le donne altrimenti escluse dal mercato permettono loro di esprimere creatività e libertà al di fuori delle mura domestiche e di garantire un apporto economico alla famiglia offrendo momenti d’incontro e confronto in un ambiente rurale dove il ruolo della donna non è valorizzato.

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lana2018

Le ciotole in cocco laccato di Craftlink: il processo produttivo


La creazione di oggetti laccati con il processo artigianale tradizionale vietnamita è abbastanza complicata e può richiedere fino a 115 giorni per finire un singolo pezzo. Anche per una semplice ciotola servono almeno 75 giorni se vengono rispettate tutte le fasi di lavorazione. I prodotti laccati di Craftlink sono il risultato di un processo di lavorazione che comprende almeno 13 passaggi.

1.-2. Il guscio della noce di cocco, pulito e levigato, viene esaminato e individuate eventuali crepe o imperfezioni che verranno sigillate con lacca naturale ricavata dall’albero della lacca originario della provincia di Phu Tho – Vietnam.

3. La ciotola di cocco viene ricoperta da una fine garza di cotone che assicura da eventuali rotture in fasi successive.

4. A questo punto viene preparata la miscela con cui verrà ricoperta la parte interna della ciotolina: la lacca naturale viene mescolata a una miscela composta da sassi di montagna finemente macinati, segatura e terreno alluvionale, ottenendo un composto cremoso di colore marrone scuro. L’artigiano, con una speciale spatola, riveste l’interno della ciotola con uno spesso strato di questo composto.

5. Quando il rivestimento si è asciugato il prodotto viene messo sotto l’acqua e lucidato con una pietra affilata.

6. Utilizzando un pennello fatto di fibre naturali, l’artigiano ricopre l’interno della ciotola con una miscela di terreno alluvionale e lacca naturale.

7. Quando il rivestimento è asciutto, la ciotola viene nuovamente messa sotto l’acqua e lucidata.

8 -9- 10. Dopo la lucidatura viene eseguito un ulteriore passaggio della miscela di lacca e terreno alluvionale, quindi la ciotola sarà posta ancora sotto l’acqua e levigata per la terza volta.

11. Infine l’interno della ciotola viene ricoperto di lacca naturale pura.

12-13. Ancora una volta il prodotto viene lucidato sotto l’ acqua e levigato con una pietra affilata.

L’interno della ciotola è ora di colore marrone scuro che rappresenta la base per ulteriori e successive decorazioni o tinte di colori diversi.

Se la ciotolina prevede delle decorazioni si procede così: i disegni sono riportati a stencil sulla superficie e i dettagli dipinti a mano. Questo è il motivo per cui ogni prodotto in lacca è un pezzo unico. Nessuno è mai identico ad un altro. Successivamente la superficie senza disegno viene dipinta con lacca e le parti disegnate sono verniciate con una speciale lacca trasparente.
Quindi vengono applicati altri due strati di lacca trasparente e infine la ciotola viene lucidata con la cera, prima di essere rifinita, controllata e preparata per l’imballaggio.

Se la ciotola in cocco prevede una decorazione in madreperla, dopo i primi 11 passaggi si procede così: la superficie con la lacca ancora fresca viene ricoperta di piccoli pezzi di madreperla, in modo da creare un intarsio. A questo punto bisogna aspettare due giorni fino a completa asciugatura. Quindi il prodotto viene passato con altri due strati di lacca trasparente. Infine la ciotola viene lucidata con la cera ed è pronta per essere imballata.

GUARDA LE CIOTOLE DI CRAFTLINK

I principi del fair trade: equità di genere e libertà di associazione

upavimIn occasione del Maggio Equo stiamo proponendo sulla nostra pagina FB un viaggio attraverso prodotti e progetti che raccontino come noi di altraQualità viviamo i 10 principi del Fair Trade secondo WFTO. Oggi è il giorno del sesto principio, quello che evidenzia la parità di genere e la libertà di associazione. Per rappresentarlo abbiamo scelto UPAVIM, un progetto molto bello, attraverso cui le donne di una città difficile e violenta come Città del Guatemala, sono riuscite a fare fronte comune alle numerose difficoltà e miserie e a darsi una possibilità di vita serena. Tra le tante, vi raccontiamo la storia di Angela, una storia tristemente comune a Città del Guatemala, perché fatta di cicatrici indelebili lasciate dalla violenza sulla pelle e nel cuore. Angela, infatti, prima di conoscere Upavim era vittima di un marito violento che non dava tregua a lei e ai 3 figli. Grazie al sostegno di Upavim e al lavoro come artigiana, però, Angela ha potuto lasciare il marito e ricostruirsi una nuova vita, crescendo anche professionalmente: entrata come artigiana ora si occupa dell’amministrazione ed è vice-presidente. Il supporto dell’associazione è stato fondamentale anche in un altro momento durissimo della sua vita, quando la figlia venne assassinata in strada da una banda. Angela adesso non è sola e non lo sarà più: UPAVIM è riuscita ad aggregare molte donne indifese (ora son 63 socie di cui 50 artigiane) aiutandole a costruire un futuro di speranza in un luogo attraversato da una violenza che non risparmia nessuno.