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Fashion Revolution 2018

I nostri vestiti sono un modo per esprimere chi siamo. Non parlano solo di noi: raccontantano anche storie lontane e nascoste, come quelle di produttori di cotone, tessitori, tintori e altri lavoratori che realizzano ciò che indossiamo. E se non sappiamo chi ha fatto i nostri vestiti, noi non possiamo essere sicuri che sono stati prodotti in modo giusto, pulito e sicuro.

Ecco perché noi vogliamo chiedere ai brand #whomademyclothes, chi ha fatto i miei vestiti?
Vogliamo sapere che i nostri vestiti non sono prodotti a scapito di persone o dell pianeta.
Attualmente, la realizzazione di capi di abbigliamento richiede quantità enormi di acqua, energia e terreni. E sfortunatamente molti dei nostri vestiti finiscono nella discarica. Ad esempio negli Stati Uniti, sono circa 11 milioni le tonnellate di abiti che vengono gettate.
E circa il 95% potrebbe essere riutilizzato o riciclato.
Dobbiamo trovare nuove strade per la moda, nuovi modi di pensare e realizzare l’abbigliamento e tutto ciò che ruota attorno ad esso.

Nel quinto anniversario del crollo del Rana Plaza, fabbrica di abbigliamento a Dacca in cui morirono più di mille persone, aderiamo al Fashion Revolution Day raccontando cosa ci lega al nostro capo di abbigliamento preferito. Quel vestito, t-shirt o accessorio che abbiamo da anni e che continuiamo a indossare, rappresenta una “storia d’amore” contro la moda usa e getta che rende ogni capo anonimo ed effimero.

Come fare: fatevi una foto con il vostro capo di abbigliamento preferito (magari Trame di Storie!) e spiegate in poche righe perchè è importante. Mandateci la foto entro il 21 aprile e noi la condivideremo sulla pagina Fb di altraQualità, insieme alle nostre, per dire a tutti che anche noi vogliamo la fashion revolution!

Indossate, fotografate e raccontate: aiutateci a cambiare la moda :)

Artisan Hut: un nuovo progetto per Trame di storie


Quest’anno la collezione presenta una grossa novità.
Lo scorso luglio, proprio al momento di inviare i campioni e i cartamodelli per lavorare alla collezione estiva, il nostro storico partner bengalese Ayesha Abed Foundation tramite la loro “casa madre” Aarong, ci ha informato che avrebbe smesso di esportare di lì a pochi mesi. La cosa ci ha profondamente sorpresi e preoccupati. Così nei giorni successivi abbiamo organizzato una visita in Bangladesh con il duplice scopo di capire cosa stesse succedendo e di visitare altri produttori di abbigliamento con cui avevamo contatti. Il nostro obiettivo era di mantenere un partner del Bangladesh per Trame di Storie, perchè volevamo continuare a costruire un progetto di moda etica in un paese in cui la produzione di abbigliamento causa un immenso sfruttamento.
Cosa era successo ad Ayesha Abed Foundation – Aarong?

La rinuncia all’esportazione da parte di Aarong nasceva da alcune considerazioni e da una precisa scelta commerciale. Già da una ventina d’anni, infatti Aarong aveva iniziato ad aprire alcuni punti vendita all’interno del Bangladesh, per ampliare il mercato per i propri artigiani puntando al target della classe media urbana bengalese. In sintesi, mentre negli ultimi 15 anni le vendite interne sono decuplicate, quelle dell’export sono rimaste dello stesso valore. A ciò si aggiunge che la produzione per l’interno richiede standard diversi rispetto a quella per l’export e che la rete vendita riesce ad assorbire anche prodotti locali dei progetti rurali di BRAC-Aarong (editoria, miele, latte, yogurt, cosmetici e rimedi naturali per la salute). Per concludere, Aarong ha deciso che la priorità è investire risorse sul mercato interno, risorse che si è deciso di disinvestire dall’export.

Se da un lato fa un immenso piacere vedere come un’organizzazione nata su stimolo del movimento del commercio equo abbia intrapreso un cammino che l’ha portata a costruire un mercato autonomo e altamente apprezzato nel proprio Paese, dall’altro potrete capire la frustrazione di trovarsi “a piedi” in un momento critico del ciclo produttivo, soprattutto dopo tanti anni di lavoro e di investimento.

Dunque non rimaneva che rimboccarsi le maniche e approfondire la conoscenza con altri produttori. Due in particolare sono quelli visitati nel mese di Agosto: Artisan Hut, un’organizzazione con sede a Dhaka e laboratori di tessitura manuale nei dintorni della capitale e Thanapara – The Swallows, un’organizzazione rurale nata come comunità Emmaus e situata nel villaggio di Thanapara, sulle rive del Gange, al confine con l’India. Entrambe le organizzazioni ci sono parse interessanti, sia sotto il profilo etico che dal punto di vista della qualità (entrambe utilizzano solo stoffe tessute a mano da loro stesse).
La scelta iniziale è ricaduta su Artisan Hut per il semplice motivo che essendo molto in ritardo dovevamo lavorare allo sviluppo prodotti utilizzando stoffe che avevano a disposizione nei loro magazzini e quelle di Artisan Hut sono risultate più adatte ai modelli che avevamo già sviluppato.
Adesso potete vedere il frutto di tanto lavoro di ricerca e di sviluppo comune: la nuova collezione Primavera-estate 2018, con i bellissimi tessuti jacquard realizzati al telaio manuale proprio dagli artigiani di Artisan Hut.

-> GUARDA ILVIDEO DELLA COLLEZIONE

La nuova collezione t-shirt primavera – estate 2018

t-shirt primavera estate 2018

Un’altra estate, un’altra bella collaborazione con Pace e Sviluppo, storica cooperativa trevigiana di commercio equo, per la nuova collezione di t-shirt per la primavera-estate.

Le caratteristiche tecniche
Tutte le t-shirt sono in jersey di puro cotone al 100%, certificato biologico e Fairtrade. Abbiamo scelto questo tipo di jersey perchè è morbido e leggermente elastico, pur non avendo elastan nella composizione, inoltre mantiene la forma e la lucentezza dei colori anche dopo molti lavaggi.
I modelli sono 4: unisex, bimbo e 2 varianti donna.
Le t-shirt unisex e bimbo sono le classiche con girocollo e manica corta. Per le t-shirt donna abbiamo scelto un modello dalla linea morbida con collo a barchetta e un altro sfiancato, con girocollo.

Le stampe – Il concept
Anche quest’anno, come per ogni collezione abbiamo voluto che le t-shirt portassero con sè un messaggio e abbiamo scelto il mondo delle favole come luogo di significati importanti. Le favole, infatti, sono narrazioni che racchiudono elementi universali, perchè usate dall’uomo, fin dalla notte dei tempi, per trasmettere quelle conoscenze indispensabili per sopravvivere a contatto con animali pericolosi, spazi inesplorati e oscuri, fenomeni naturali. E in un mondo complesso come il nostro, dove gli spazi bui sono più metaforici che fisici, le favole ancora hanno un compito importante da svolgere. Paure, stereotipi, diffidenze che si trasformano nell’incapacità di vedere e accogliere l’altro, o di andare a fondo nella conoscenza di se stessi: davanti a queste prove le favole possono proporre punti di vista inediti e aiutarci a superare i pregiudizi. Parole da favola, la nostra nuova collezione di t-shirt, porta quindi con sè messaggi come questi: “Le fiabe insegnano che i draghi si possono sconfiggere”, “Il lupo sarà sempre cattivo se ascoltiamo solo Cappuccetto Rosso”, “Non puoi vivere una favola se ti manca il coraggio di entrare nel bosco”. Parole da indossare e ricordare affinchè diventino come i sassolini bianchi di Pollicino uno strumento per ritrovare la strada di casa di notte, nel bosco.
Anche le t-shirt per i più piccoli vogliono essere portatrici di un messaggio positivo e raccontare un mondo bello, dove i colori vivaci rappresentano le emozioni pulite e intense con cui i bambini vivono le loro prime esperienze di relazione: le immagini fiabesche di buffi animali parlano ai bimbi dell’amicizia, sentimento che rende unici, grandi e forti, al di là di ogni differenza.

I produttori

Tutte le t-shirt sono realizzate da Armstrong Knitting Mills (India), un’azienda tessile che ha fatto della sostenibilità una scelta di sostanza: lavora esclusivamente cotone biologico, in gran parte certificato Fairtrade, è completamente autonoma dal punto di vista energetico poichè utilizza un impianto eolico e, attraverso un sistema di depurazione interno, ricicla tutta l’acqua necessaria per il processo di tintura. Anche noi contribuiamo alla loro sostenibilità: abbiamo infatti trasferito tutte le fasi di lavorazione (stampa compresa) presso Armstrong, in questo modo abbiamo alzato la loro quota sul prezzo complessivo della maglietta e allo stesso tempo, importando il prodotto finito, abbiamo abbassato i costi di movimentazione e di trasporto delle t-shirt, quindi il costo finale. Più contento chi produce, più contento chi acquista: non è perfetto?
Guarda le foto della produzione, scattate da Marcella proprio in questi giorni in visita da Armstrong

Il prezzo trasparente
Scarica il prezzo trasparente della t-shirt donna/unisex Armstrong-tshirtdonna-marzo2018 e quello della t-shirt bimbo: Armstrong-tshirtbimbo-marzo2018

Dal Kenya i gioielli della speranza

In swahili significa “fede”, “fiducia” e rappresenta davvero una speranza per tante persone, specialmente donne, colpite dal virus HIV. Imani è una micro-impresa sociale nata da un primo nucleo di pazienti sieropositivi seguiti da AMPATH nel Kenya occidentale, e precisamente nella città di Eldoret (quinto centro urbano per importanza nel paese africano, che detiene però l’attuale record di crescita urbana). Con questa interessante e combattiva realtà, AQ ha instaurato un rapporto di commercializzazione dei prodotti che riguarda per ora gli articoli di bigiotteria.

Imani nasce dalla constatazione che fornire farmaci anti-retrovirali ai pazienti affetti da HIV non è sufficiente: occorre un approccio globale che prenda in carico i malati nella complessità della loro vita familiare, prima tra tutte la necessità di sostentarsi e di occuparsi della sopravvivenza e del benessere dei bambini. Da qui l’idea, che si è concretizzata nel 2004-2005, di creare un laboratorio artigianale orientato alla vendita dei manufatti, in grado di creare valore economico e sociale per la comunità.
Oggi Imani è un laboratorio e centro di formazione che raccoglie intorno a sé artigiani – per la maggior parte donne colpite dal virus o con figli malati oppure rimaste vedove – capaci di creare articoli molto vari utilizzando ceramiche indigene, carta riciclata, piante locali, tessuti.

Tutto è prezioso e, con la giusta abilità, può essere trasformato in altro: la carta dei documenti sanitari diventa materiale per fare orecchini e collane, biglietti d’auguri e quaderni; gli scampoli di tessuto diventano articoli di sartoria, camici e lenzuola in un sapiente mix di capacità ed entusiasmo.

Il 100% del reddito guadagnato attraverso le vendite viene reinvestito nel laboratorio, che a sua volta crea lavoro, possibilità di formazione e altre forme di empowerment per gli abitanti di Eldoret e delle zone rurali circostanti. Un’iniezione di “valore” che inizia a farsi sentire: non sono pochi infatti gli artigiani che – formatisi nel laboratorio di Imani – hanno poi avviato una propria attività e oggi operano in stretta collaborazione con il laboratorio principale, in quello che è ormai un piccolo indotto nella contea occidentale di Uasin Gishu.

Su Imani le cose che mi hanno colpito di più a livello di sensazioni, al di là delle analisi, sono diverse – racconta Marcella di AQ, che ad agosto 2016 è stata in visita a Eldoret. “Una grande coesione del gruppo e l’allegria ed energia che si respirano entrando nel laboratorio (le pareti interne e esterne sono dipinte dagli stessi artigiani e trasmettono molta vitalità all’ambiente); e poi la preponderanza di donne non solo in produzione ma anche nella gestione e nelle pubbliche relazioni”.

Sentendo le loro storie capisci che ne hanno passate tante, sia dal punto di vista familiare e sociale che da quello della salute. Tutte sono molto legate all’organizzazione e al gruppo che le ha aiutate non solo dal punto di vista materiale ma soprattutto emotivo e nel reinserimento nella società. Un altro risultato notevole è l’aver stimolato la nascita di diversi micro laboratori autonomi di sartoria e bigiotteria artigianale che danno a diverse famiglie – e soprattutto alle ragazze madri coinvolte nei programmi di formazione – la possibilità di contare su un piccolo reddito stabile”.

Nuova collezione in lana e prezzo trasparente


Colore, morbidezza e originalità: sono le caratteristiche dei prodotti che compongono la linea in lana realizzata dalle donne di Salinas, in Ecuador.
La collezione comprende prevalentemente accessori, i cui colori sono stati studiati per essere anche coordinati e abbinati alla collezione abbigliamento: ecco un bellissimo mostarda, un brillante turchese, un elegante grigio cenere, oltre a melange di arancio, verde.
La linea è composta da berretti di varie fogge (basco, beanie, con pon pon, a forma di animale per i bambini), gloveletty, i guanti senza dita che coprono il polso, scaldacollo e un gilet dalla linea molto originale, che può essere portato aperto o chiuso da spilla.
Tutti i capi sono realizzati a mano dalle donne di Salinas, un paese dell’Ecuador occidentale, situato lungo la cordigliera delle Ande, ai piedi del vulcano Chimborazo. La lavorazione della lana è sviluppata prevalentemente dalle donne. L’Asociación de desarollo social de artesanos “Texal” è nata nel 1976 con l’obiettivo principale di costruire una prospettiva lavorativa per le donne disoccupate e analfabete. L’associazione utilizza materiali e tecniche tradizionali, creando maglioni, sciarpe e altre forme di artigianato tessile rispettose dell’ambiente e del lavoro femminile. La tracciabilità della filiera della lana è un altro degli aspetti importanti del
progetto: le pecore pascolano sui prati dei villaggi vicini, la loro lana viene filata alla filanda del paese, dove le donne la acquistano e la utilizzano per confezionare caldi capi di abbigliamento. Le donne creano anche cestini in paglia, raccogliendo sui prati l’erba dell’altopiano desertico andino, seccandola, ripulendola e infine intrecciano con l’ago e un’altra fibra vegetale, la cabuya, creando dei cestini resistenti e di qualità.
Queste opportunità lavorative per le donne altrimenti escluse dal mercato permettono loro di esprimere creatività e libertà al di fuori delle mura domestiche e di garantire un apporto economico alla famiglia offrendo momenti d’incontro e confronto in un ambiente rurale dove il ruolo della donna non è valorizzato.

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lana2018