{"id":839,"date":"2010-03-14T07:09:26","date_gmt":"2010-03-14T06:09:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.altraqblog.it\/?p=839"},"modified":"2010-03-11T15:15:06","modified_gmt":"2010-03-11T14:15:06","slug":"sfatiamo-un-mito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.altraqblog.it\/?p=839","title":{"rendered":"sfatiamo un mito"},"content":{"rendered":"<p><em>Bio, equo e conveniente si pu\u00f2: grazie a <a href=\"http:\/\/www.bilancidigiustizia.it\">Bilanci di giustizia<\/a> sfatiamo il mito che solo i privilegiati possono consumare biologico e solidale.<\/em><br \/>\nSembra un rompicapo, invece \u00e8 l&#8217;uovo di Colombo: con la equo-spesa spesso si paga di pi\u00f9 ma alla fine si spende di meno. I prodotti con maggiori qualit\u00e0  ecologiche o sociali costano quasi sempre di pi\u00f9: dieci, venti per cento, a volte anche il doppio. Eppure, chi pratica sistematicamente l&#8217;equo-spesa alla fine spende di meno.<\/p>\n<p>Lo suggerisce l&#8217;esperienza dei \u00abBilanci di giustizia\u00bb, un migliaio di famiglie, coordinate nell&#8217;omonima associazione animata da don Gianni Fazzini, parroco di Altino (Venezia). Il loro motto \u00e8 \u00abConsumare meno, consumare meglio\u00bb (www.bilancidigiustizia.it ). Il loro reddito medio \u00e8 inferiore a quello medio delle famiglie italiane. Non si tratta quindi di benestanti, ma di persone con risorse economiche modeste. Il loro impegno \u00e8 duplice. Primo, applicare criteri ecologici e d&#8217;equit\u00e0 sociale in tutte le possibili voci di spesa e d&#8217;investimento. Secondo, documentare in una scheda mensile tutte le spese \u00abspostate\u00bb verso opzioni eco-solidali. L&#8217;elaborazione di questi dati permette da dieci anni di constatare nel Rapporto annuale dei Bilanci di giustizia che circa un terzo di tutti gli esborsi sono stati fatti con criteri ecologici e d&#8217;equit\u00e0 o solidariet\u00e0 sociale.<\/p>\n<p>Ma come pu\u00f2 la somma di prodotti spesso pi\u00f9 cari farci risparmiare? Ci\u00f2 che alla fine costa meno non \u00e8 una lista di singoli prodotti, ma \u00e8 uno \u00abstile di vita\u00bb pi\u00f9 orientato al futuro. Invece che dai modelli di consumo degli anni &#8217;80, uno stile di vita adeguato ai tempi si chiede: come migliorare la qualit\u00e0 della vita di nove miliardi di persone (nel 2050), riducendo contemporaneamente il consumo di risorse e il degrado ambientale? Non si tratta quindi di limitarsi ad acquistare qualche prodotto con marchio \u00abbio\u00bb o \u00abeco-solidale\u00bb, ma piuttosto di impostare l&#8217;insieme di spese e investimenti con criteri di sostenibilit\u00e0, cio\u00e8 cercando di ridurre al minimo necessario l&#8217;uso di energia, materiali e imballaggi, i trasporti, la pubblicit\u00e0.<\/p>\n<p>Il risultato \u00e8 che diverse voci di spesa tipiche dei modelli consumistici del passato si riducono o scompaiono. Per esempio, \u00e8 vero che un pomodoro coltivato biologicamente costa pi\u00f9 di uno coltivato con pesticidi. Ma \u00e8 anche vero che un buon riso dell&#8217;agricoltura biologica in sacchi da cinque chili e senza pubblicit\u00e0 costa meno ed \u00e8 migliore di un riso coltivato con pesticidi, comprato a mezzi chili e in triplo imballaggio, su cui devono guadagnare diversi intermediari. Se si riesce a sottrarsi alle promesse di salute o di dimagrimento degli spot d&#8217;acque minerali, ecco che un&#8217;inutile voce di spesa scompare.<\/p>\n<p>Se alla cena dei capi di Stato dell&#8217;ultimo vertice dei G20 Obama ha fatto servire acqua di rubinetto, se il sindaco di New York e il governatore della California per ridurre i rifiuti e i trasporti inutili invitano a preferire l&#8217;acqua del rubinetto a quella imbottigliata nella plastica, perch\u00e9 noi dovremmo invece restare fermi a vecchi modelli di consumo? I tempi stanno cambiando. Buona parte dell&#8217;industria pubblicitaria raddoppia gli sforzi per far restare i consumi ancorati a vecchi schemi. Eppure milioni di cittadini stanno rendendosi conto che non si pu\u00f2 pi\u00f9 consumare come ai tempi della guerra fredda o dell&#8217;autunno caldo.<\/p>\n<p>Nei Paesi anglosassoni due neologismi definiscono chi adotta stili di consumo al passo con i tempi: Loahs, Lifestyles of Health and Sustainability (stili di vita salutari e sostenibili) e Lovos, Lifestyles of Voluntary Simplicity (stili di vita di semplicit\u00e0 volontaria). Negli Usa si tratterebbe di 40 milioni di persone nel 2007, per un potenziale annuo di spesa di 300 miliardi di dollari. \u00ab<em>More fun, less stuff<\/em>\u00bb (pi\u00f9 piacere, meno roba) \u00e8 il motto del \u00abNew American Dream\u00bb (\u00abnuovo sogno americano\u00bb), un&#8217;associazione che promuove stili di vita pi\u00f9 semplici, che privilegiano natura, famiglia, amici, spiritualit\u00e0, convivialit\u00e0, sport, tempo libero al \u00ablavorare di pi\u00f9, per guadagnare di pi\u00f9, per consumare di pi\u00f9\u00bb (www.newdream.org). \u00abYour money or your life\u00bb (\u00abi soldi o la vita\u00bb) si intitola un libro di successo di due ex manager statunitensi che hanno cambiato il loro stile di vita: hanno dimezzato il tempo di lavoro e i guadagni e raddoppiato la qualit\u00e0 di vita (www.yourmoneyoryourlife.org).<\/p>\n<p>Una delle peculiarit\u00e0 dei \u00abbilancisti\u00bb sono gli intensi contatti tra loro: non solo si scambiano in internet informazioni e consigli, ma s&#8217;incontrano spesso in citt\u00e0 per praticare gruppi d&#8217;acquisto all&#8217;ingrosso di certi generi alimentari. Una volta l&#8217;anno si riuniscono in un incontro nazionale, met\u00e0 convegno e met\u00e0 festa, dove si mangia insieme e si chiacchiera. Attraverso questi contatti si scopre cos\u00ec che alcune scelte di beni durevoli portano non solo a un risparmio di energia, materiali e inquinamento, ma anche a un risparmio di soldi se si sommano i costi d&#8217;investimento e gestione.<br \/>\nQuando si tratta di cambiare per esempio il frigorifero o il televisore, si esaminano le apparecchiature con il record dei bassi consumi nella classifica www.eurotopten.it (\u00abdieci migliori\u00bb): questi apparecchi costano in genere di pi\u00f9 ma i loro pi\u00f9 bassi costi di gestione permettono di recuperare in qualche anno i sovraccosti d&#8217;investimento e di profittare poi dei soldi risparmiati ogni anno. Lo stesso vale per l&#8217;automobile: per esempio una Toyota Prius ibrida (benzina e elettrica) costa un po&#8217; di pi\u00f9 ma ha le pi\u00f9 basse spese per il carburante: quasi la met\u00e0 di quelle di un veicolo tradizionale.<br \/>\nGli stili di vita e consumo pi\u00f9 sostenibili hanno due vantaggi: riducono i danni ambientali e sociali alla popolazione locale e globale, ma di ci\u00f2 il singolo profitter\u00e0 solo indirettamente, in piccola misura e a lunga scadenza; inoltre, stili orientati pi\u00f9 al godimento e meno al consumo permettono di migliorare qui e subito la qualit\u00e0 della propria vita.<\/p>\n<p>Diverse ricerche confermano che da una ventina d&#8217;anni nei Paesi industriali si lavora pi\u00f9 ore, invertendo la direzione del progresso, che per secoli port\u00f2 anche a ridurre la durata del lavoro. Se ai tempi di lavoro retribuito si aggiungono le centinaia di ore spese per i trasferimenti e soprattutto per la gestione economica di se stessi, come se ognuno fosse una piccola azienda, non meraviglia che sempre pi\u00f9 persone ritengano peggiorata la qualit\u00e0 della loro vita. I vantaggi che alcuni nuovi prodotti portano alla vita quotidiana non riescono a compensare l&#8217;aumento delle ore di lavoro, dello stress, dell&#8217;inquinamento e del rumore. Cos\u00ec milioni di persone lo stanno capendo e cambiando stile di vita.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.avvenire.it\/Cultura\/Bio+e+giusto+ci+guadagni+se+costa+di+pi_201003040911125670000.htm\">(Marco Morosini &#8211; Avvenire)<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bio, equo e conveniente si pu\u00f2: grazie a Bilanci di giustizia sfatiamo il mito che solo i privilegiati possono consumare biologico e solidale. 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