{"id":1972,"date":"2013-03-23T17:01:20","date_gmt":"2013-03-23T16:01:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.altraqblog.it\/?p=1972"},"modified":"2013-03-23T17:07:24","modified_gmt":"2013-03-23T16:07:24","slug":"lanno-della-quinoa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.altraqblog.it\/?p=1972","title":{"rendered":"L&#8217;anno della quinoa"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/quinoa.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/quinoa-225x300.jpg\" alt=\"\" title=\"quinoa\" width=\"225\" height=\"300\" class=\"alignleft size-medium wp-image-1975\" srcset=\"https:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/quinoa-225x300.jpg 225w, https:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/quinoa.jpg 550w\" sizes=\"(max-width: 225px) 100vw, 225px\" \/><\/a><em>Con qualche mese di ritardo (l&#8217;inaugurazione era inizialmente prevista a<br \/>\nfine ottobre, poi cancellata a causa dell&#8217;uragano Sandy) prende avvio<br \/>\nun anno di iniziative per &#8220;celebrare&#8221; la quinoa e il suo<br \/>\ncontributo alla sicurezza alimentare a livello locale e globale. In onore di questo vcereale millenario anche il bellissimo articolo di Enrico Avitabile di <a href=\"http:\/\/epappeci.it\/\">e&#8217;pappeci<\/a> apparso sul manifesto qualche giorno fa. Buona lettura!<\/em><\/p>\n<p>Molto tempo indietro, ci fu un disastro naturale; tutta la terra ne fu colpita &#8211; campi, boschi, specie animali e vegetali di valore sparirono. La terra rimase desolata, la gente non aveva nulla da mangiare. Gli dei della montagna si riunirono per decidere come porre rimedio ai danni; Cora-Cora, uno degli dei dell&#8217;Altopiano, aveva due figlie gemelle che amava molto: i loro nomi erano Sij&#8217;a e Chiwi, una era bianca come la neve mentre l&#8217;altra era del colore della terra. La Pachamama (Madre Terra) chiese alle gemelle<br \/>\ndi offrire le loro anime in sacrificio per eliminare la fame dalla terra, ed esse accettarono. Si trasformarono nel pane della vita.<br \/>\nIl miracolo avvenne in un giardino della dea della fertilit\u00e0. Spuntarono due belle piante, due gemme dal fogliame verde e amaranto con fiori dai toni rosa e porpora, piene di piccoli grani commestibili. Da allora, gli uomini hanno saziato la loro fame con la quinua. La zona del Salar (Altopiano meridionale della Bolivia), \u00e8 un concentrato di storie, che ruotano intorno a una parola, e una pianta: quinua. Eraclia Choque ha 61 anni e, dopo aver lavorato in citt\u00e0 (La Paz e Santa Cruz) come artigiana per 35 anni e &#8211; come dice con orgoglio &#8211; \u00ablaureato 5 figli\u00bb, ha deciso di ritornare nella sua comunit\u00e0 di origine di Rio Cabrera (Municipio di San Pedro di Quemes, dipartimento di Potos\u00ec) perch\u00e9 \u00abin citt\u00e0 non mi sono mai<br \/>\nsentita a mio agio\u00bb; ha recuperato la casa del padre morto di recente e coltiva quinua nella sua terra aiutata dai fratelli che sono rimasti nella comunit\u00e0 e dai figli che la raggiungono per le fasi pi\u00f9 intense della produzione; a Rio Cabrera la coltivazione di quinua \u00e8 ripresa da poco e una comunit\u00e0 che stava sparendo (essenzialmente a causa della migrazione verso il vicino Cile) improvvisamente sta riprendendo forma, tanto da far decidere<br \/>\ndi implementare in questa zona un progetto di irrigazione che dovrebbe migliorare la fertilit\u00e0 dei suoli. A Colcha K., poco pi\u00f9 a est, \u00e8 sorto un conflitto per le terre (sempre per coltivare quinua) con i membri del vicino villaggio di Santiago; questi ultimi hanno presentato dei titoli legali per vantare diritti su terre tradizionalmente coltivate dalla gente di Colcha K., ma questi ultimi non possono dimostrare un loro diritto sulle terre in<br \/>\nquestione; il processo di titolazione legale delle terre in queste zone \u00e8 estremamente fragile, cosicch\u00e9 i conflitti inter-comunit\u00e0 sono molto pi\u00f9 difficili da risolvere dei conflitti infra-comunit\u00e0; per esempio a Villa Esperanza (Salinas de Garci Mendoza, dall&#8217;altra parte del Salar) erano sorti conflitti fra gli stessi membri della comunit\u00e0, amplificati dal fatto che diversi giovani avevano deciso di rientrare chiedendo anch&#8217;essi terreni disponibili: qui la soluzione \u00e8 stata trovata ricorrendo al sistema del<br \/>\nt&#8217;aqa , una pratica tradizionale di redistribuzione delle terre su base equitativa. La quinua oggi \u00e8 al centro di trasformazioni complesse in quest&#8217;area, porta un nuovo benessere, ma \u00e8 anche all&#8217;origine di conflitti per la terra e di nuovi rischi ambientali: strano destino, per una pianta &#8220;dimenticata&#8221; per millenni e improvvisamente assurta al rango di \u00abmiglior alimento del mondo\u00bb.<\/p>\n<p><em>Una vicenda millenaria<\/em><br \/>\n Coltivata fra Per\u00f9 e Bolivia sulle sponde del Lago Titicaca gi\u00e0 nel 5000 AC, la quinua ( Chenopodium quinoa ) \u00e8 un grano andino che per millenni ha costituito un elemento basico della dieta per le popolazioni di questi altopiani: grazie alla sua estrema adattabilit\u00e0 pu\u00f2 essere coltivata in contesti pedoclimatici molto diversi, comprese aree con estrema scarsit\u00e0 di acqua, e ad altezze che possono raggiungere anche i 4300 metri. Inolte, il<br \/>\n\u00abcerale madre\u00bb (in lingua quechua) \u00e8 un alimento eccezionale dal punto di vista nutrizionale: migliore in proteine, calcio, fosforo e ferro rispetto a tutti gli altri cereali, contiene tutti gli aminoacidi essenziali in misura comparabile al latte, ed \u00e8 inoltre facilmente conservabile senza andare incontro a processi di deterioramento; le popolazioni preispaniche ne scoprono applicazioni mediche (ad es. per le fratture), ed \u00e8 facile cos\u00ec che<br \/>\nla quinua diventi per esse ben pi\u00f9 di un alimento, ma un pezzo vivo della loro cultura fondendosi in riti religiosi e di ringraziamento.<br \/>\n Eppure, nonostante queste innegabili &#8220;virt\u00f9&#8221;, quella della quinua non sar\u00e0 una storia di successo: con l&#8217;arrivo degli europei cambiano anche i modelli alimentari, altri coltivi prendono il sopravvento (mais, granoturco, riso) per una politica di rigetto della tradizione alimentare dei popoli indigeni perpetuata dai conquistadores spagnoli e anche a ragione del fatto del fatto<br \/>\nche le classi urbane non amavano nutrirsi di un grano che si portava dietro lo stigma di \u00abcibo degli Incas\u00bb. La quinua viene pian piano quasi dimenticata, un oblio che durer\u00e0 quasi fino ai giorni nostri. I produttori continuano a consumare la quinua che coltivano, se possibile insieme ad altre componenti della dieta rurale (la patata su tutte), ma sempre pi\u00f9 spesso sono costretti a cercare altre forme di reddito anche attraverso una forte emigrazione sia interna che esterna (Cile, Argentina). Poi, a un certo punto, la storia cambia.<br \/>\n La seconda vita della quinua inizia negli anni &#8217;70, quando nell&#8217;Altopiano Sud della Bolivia, nei dipartimenti di Potos\u00ec e Oruro (da sempre una delle aree di maggiore produzione) arrivano i primi trattori grazie a progetti della cooperazione belga, permettendo ai coltivatori di muoversi dalle laderas (le pendici dei monti) e iniziare la coltivazione in piano, dove il lavoro risulta estremamente meno faticoso; contemporaneamente nascono le<br \/>\nprime associazioni di produttori della zona (Cecaot, Anapqut) con<br \/>\nl&#8217;obiettivo di fornire migliori opportunit\u00e0 a gruppi di contadini che anche in Bolivia risultano fra i gruppi sociali maggiormente emerginati. Dall&#8217;altra parte del mondo i consumatori (grazie anche a una serie di studi di Fao e Organizzazione mondiale della sanit\u00e0, ma perfino la Nasa ne studier\u00e0 le caratteristiche e la considerer\u00e0 come un alimento ideale per le sue missioni spaziali) iniziano a conoscere gli attributi di questo &#8220;super-grano&#8221; e nel 1983 avviene la prima esportazione verso gli Stati Uniti, mentre nel 1989 iniziano le esportazioni verso l&#8217;Europa, inizialmente legate al circuito del fair trade tedesco; infine, negli anni &#8217;90, ancora<br \/>\nnell&#8217;Altopiano Sud, iniziano i programmi di passaggio all&#8217;agricoltura<br \/>\norganica. In poco pi\u00f9 di 30 anni, cambia tutto: la produzione \u00e8 ancora concentrata essenzialmente in 3 paesi (Bolivia, Per\u00f9, Ecuador, con i primi due che assommano a oltre il 90% della produzione mondiale) ma solo in Bolivia la<br \/>\nproduzione si quadruplica, passando dalle 10.000 tonnellate del 1970 alle quasi 40.000 del 2011 (dati Faostat); nasce un mercato internazionale prima inesistente e che ora per la Bolivia rappresenta il destino di quasi la met\u00e0 della produzione; soprattutto (e pi\u00f9 recentemente) sono cambiati i prezzi,<br \/>\ntriplicati in meno di 10 anni, cosicch\u00e9 oggi per molti produttori la quinua non \u00e8 pi\u00f9 solo \u00abil grano degli dei\u00bb ma \u00e8 plata , ricchezza e possibilit\u00e0 di un nuovo benessere. Opportunit\u00e0 e rischi Evidentemente un cambiamento cos\u00ec forte e rapido va a incidere profondamente sul contesto territoriale sul quale interviene: l&#8217;altopiano Sud della Bolivia \u00e8 l&#8217;area pi\u00f9 coinvolta<br \/>\ndall&#8217;attivit\u00e0 di esportazione, in quanto qui cresce la quinua real , la pi\u00f9 apprezzata sui mercati occidentali grazie alla maggiore dimensione del suo grano e al suo colore bianco (una volta effettuato il processo di lavaggio). Questa zona costituisce un ecosistema unico al mondo caratterizzato dalla presenza del Salar de Uyuni (il pi\u00f9 grande deserto di sale al mondo): l&#8217;elevata salinit\u00e0 dei suoli, unita alle altezza (dai 3700 metri in su) e alla scarsit\u00e0 di acqua fanno si che poche coltivazioni possono attecchire<br \/>\nqui, storicamente i produttori hanno sempre coltivato (e consumato) quinua, generalmente insieme a patate e fave (coltivate solamente per<br \/>\nl&#8217;autoconsumo), ma queste ultime sempre pi\u00f9 lasciano spazio all&#8217;estensione di nuove coltivazioni di quinua, ormai nella sua quasi totalit\u00e0 destinata al mercato. Alle associazioni di produttori si sono affiancate nuove imprese private, in genere fortemente legate a specifici mercati di esportazione (i principali sono Stati Uniti e Giappone e &#8211; in Europa &#8211; Francia, Germania e<br \/>\nOlanda), ma un ruolo fondamentale lo giocano ancora un gran numero di<br \/>\nintermediari informali, che grazie al fatto di possedere un auto o un camion viaggiano fra le comunit\u00e0 raccogliendo la quinua direttamente dai produttori, a volta acquistandola a volte scambiandola direttamente con &#8220;beni&#8221; (frutta, verdura, abbigliamento) spesso inaccessibili quando il mercato pi\u00f9 vicino \u00e8 a diverse ora di autobus (quando c&#8217;\u00e8).<br \/>\nIl sistema di produzione \u00e8 ancora quello dell&#8217;agricoltura familiare, ma il nuovo benessere portato dalla quinua ha indotto anche a un movimento demografico ambiguo: da un lato \u00e8 comparsa la categoria dei cosiddetti residentes , ossia quei produttori che decidono di investire i proventi della quinua trasferendosi in citt\u00e0, e tornando al campo solamente per le fasi critiche della produzione (semina, raccolta) delegando ad altri il lavoro quotidiano; d&#8217;altra parte, si assiste anche a un fenomeno di &#8220;ritorno&#8221; grazie alla nuova prosperit\u00e0 (che, ad esempio, limita la necessit\u00e0 di emigrare), ritorno che coinvolge in alcuni casi anche fasce di<br \/>\npopolazione giovane (e istruita), creando un curioso mix di tradizione e modernit\u00e0; di certo l&#8217;insieme di tutti questi fattori genera una &#8220;domanda di terra&#8221; che \u00e8 all&#8217;origine di nuovi conflitti, a volte con esito positivo a volte meno.<\/p>\n<p><em>E ora discutiamo del futuro <\/em><br \/>\nIl successo della quinua ha generato una discussione che negli ultimi anni ha addirittura varcato i confini nazionali, guadagnadosi ad esempio articoli sull&#8217; Economist e The Guardian ; i pi\u00f9 critici sottolineano in particolare i rischi ambientali, che prendono<br \/>\nla forma soprattutto del processo di erosione del suolo (la fragilit\u00e0<br \/>\ndell&#8217;ecosistema mal sopporta i sistemi di produzione pi\u00f9 &#8220;moderni&#8221; e la diminuzione del periodo di riposo assegnato ai terreni) e di riduzione delle variet\u00e0 genetiche (si tende a coltivare sempre pi\u00f9 le 3\/4 variet\u00e0 pi\u00f9 richieste dal mercato), quando solo nell&#8217;Altopiano Sud si contano pi\u00f9 di un centinaio di ecotipi diversi, ai quali la popolazione locale era in grado di<br \/>\nassegnare anche utilizzi differenti; inoltre viene fatto notare che i prezzi alti rendono la quinua di fatto inaccessibile ai consumatori boliviani (anche se, come gi\u00e0 detto, il consumo interno di quinua era limitato anche in epoca di prezzi bassi); i pi\u00f9 ottimisti sottolineano invece i progressi (ad esempio il maggiore investimento in servizi educativi e sanitari, cos\u00ec come il miglioramento delle condizioni basiche di vita (alloggio, accesso al<br \/>\ncredito, etc.) reso possibile dagli alti prezzi della quinua. E allora, come evitare che un caso di successo si trasformi in un paradosso? La Bolivia di Morales ha fatto negli anni scorsi passi importanti nel processo legislativo: i concetti di sicurezza e sovranit\u00e0 alimentare sono stati incardinati nella nuova Costituzione, e ad essa \u00e8 seguita una serie di leggi ad hoc, su tutte la Ley 144\/11 (\u00abLey de la revoluci\u00f3n productiva comunitaria agropecuaria\u00bb) che inserisce la quinua fra i \u00abprodotti strategici\u00bb a livello nazionale; la legge si pone obiettivi ambiziosi in<br \/>\ntermini di rafforzamento della base produttiva, sovranit\u00e0 alimentare, difesa delle risorse naturali e della variet\u00e0 genetica, distribuzione equa dei benefici, eppure in molti lamentano che, all&#8217;atto pratico, mancano politiche esplicite capaci di sostenere l&#8217;attuale produzione gestendo contemporaneamente i nuovi rischi all&#8217;orizzonte. Nelle stesse aree di produzione, le richieste pi\u00f9 frequenti di intervento statale riguardano essenzialmente il completamento di alcune infrastrutture (in primis la rete<br \/>\nstradale, ancora in larga parte non asfaltata nella zona) ed un maggior controllo delle dogane (un altro effetto del boom della quinua \u00e8 stato infatti l&#8217;esplosione del contrabbando con il Per\u00f9 verso cui &#8211; secondo alcune stime &#8211; &#8220;sparisce&#8221; quasi la met\u00e0 della quinua prodotta nella zona del Salar). Ci sono poi una miriade di organizzazioni private (fondazioni, Ong) che lavorano sul tema di una &#8220;produzione sostenibile&#8221; della quinua nonch\u00e9 di una sua distribuzione pi\u00f9 attenta anche alle esigenze locali (ad esempio attraverso programmi di inserimento nei pasti scolastici): \u00e8 una sfida che riguarda un po&#8217; tutti (produttori, governo, organizzazioni boliviane e internazionali, e non ultimi i consumatori occidentali) perch\u00e9 la seconda vita della quinua possa continuare a lungo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con qualche mese di ritardo (l&#8217;inaugurazione era inizialmente prevista a fine ottobre, poi cancellata a causa dell&#8217;uragano Sandy) prende avvio un anno di iniziative per &#8220;celebrare&#8221; la quinoa e il [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[50],"tags":[],"class_list":["post-1972","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-materiali"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1972"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1972"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1972\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1977,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1972\/revisions\/1977"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1972"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1972"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1972"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}