{"id":1464,"date":"2011-07-04T19:18:59","date_gmt":"2011-07-04T18:18:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.altraqblog.it\/?p=1464"},"modified":"2011-09-13T11:32:30","modified_gmt":"2011-09-13T10:32:30","slug":"bangladesh-una-rivoluzione-con-ago-e-filo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.altraqblog.it\/?p=1464","title":{"rendered":"Bangladesh: una rivoluzione con ago e filo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/C-027.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2011\/07\/C-027-150x150.jpg\" alt=\"\" title=\"C 027\" width=\"150\" height=\"150\" class=\"aligncenter size-thumbnail wp-image-1467\" \/><\/a>Esporta un milione di t-shirt all&#8217;anno in Europa, produce per gran parte dei marchi pi\u00f9 importanti dell&#8217;abbigliamento, impiega nel tessile il <strong>40% dei lavoratori <\/strong>dell&#8217;industria eppure ha gli operai peggio pagati dell&#8217;Asia. Per i lavoratori tessili del Bangladesh, per\u00f2, il 2010 \u00e8 stato un anno importante. Rivolte, scioperi e manifestazioni hanno <strong>mobilitato circa 50.000<\/strong> persone e hanno permesso il raggiungimento di un piccolo obiettivo, purtroppo per\u00f2 infinitesimale rispetto alle loro esigenze: il primo novembre 2010 \u00e8 entrato in vigore il nuovo salario minimo che passa dall\u2019equivalente di 17 \u20ac mensili a 34 \u20ac, anche se i lavoratori chiedevano di arrivare fino a 51 \u20ac. Come vi si \u00e8 arrivati, quali sono ancora le condizioni degli operai (in particolare delle donne), come reagiscono alle accuse i grandi marchi della moda internazionale: di questo racconta l&#8217;interessante reportage di Le monde Diplomatique che di cui qui vi proponiamo alcuni passi, ma che vi consigliamo di leggere per <a href=\"http:\/\/www.monde-diplomatique.it\/LeMonde-archivio\/Aprile-2011\/pagina.php?cosa=1104lm06.01.html\">intero<\/a>:<br \/>\n<em>Biciclette spericolate, camion carichi di pacchi traballanti, autobus stracolmi di passeggeri, motociclette cavalcate da famiglie intere: di giorno come di notte, l\u2019unica strada che collega Dacca al nord del paese non \u00e8 mai sgombra. Da ogni lato della carreggiata dissestata, donne e ragazze seguono la Nazionale 3 con la loro andatura regolare e rassegnata che ricorda una processione religiosa. Le file si rompono per sprofondare nei terreni abbandonati in mezzo ai quali sorgono fabbriche di abbigliamento simili a giganteschi formicai. Ogni mattina, <strong>tre milioni di persone <\/strong>percorrono la strada delle quattromila fabbriche della cintura industriale della capitale. Oltre tre quarti sono donne: cucitrici, sarte, magazziniere\u2026le operaie del Bangladesh, che costano poco, stuzzicano l\u2019appetito delle <strong>grandi ditte occidentali della distribuzione<\/strong> e delle marche della confezione: Wal-Mart, H&#038;M, Tommy Hilfiger, Gap, Levi Strauss, Zara, Carrefour, Marks &#038; Spencer\u2026 vi hanno delocalizzato la loro produzione od operano tramite intermediari. Caratterizzato da un investimento minimo e una massiccia manodopera, il settore tessile \u00e8 uno dei pilastri economici dell\u2019Asia sud-orientale.(&#8230;) La crisi economica ha colpito in pieno molti paesi esportatori di tessili destinati alla confezione, ma il Bangladesh se l\u2019\u00e8 cavata alla grande. Zillul Hye Razi, consigliere commerciale della Delegazione dell\u2019Unione europea nel Bangladesh, spiega che \u00abmolte imprese hanno reagito decidendo di insediarsi nel paese dove la manodopera \u00e8 tra le meno care del pianeta\u00bb. (&#8230;) Gli operai e le operaie nel settore tessile \u2013 quasi il 40% della manodopera industriale \u2013 si ribellano spesso, amareggiati dalla differenza tra i loro stipendi e i guadagni intascati dai fabbricanti ed esportati sotto l\u2019egida del Bgmea, l\u2019Associazione dei produttori ed esportatori di vestiti del Bangladesh.Dall\u2019inizio delle proteste, per compensare l\u2019inflazione che ha colpito i beni di prima necessit\u00e0, i lavoratori chiedono un aumento del salario fino a 5.000 takas (51 euro) al mese contro i 1.663 takas (17 euro) attualmente pagati. A titolo di paragone, in Vietnam, gli operai guadagnano 75 euro e, in India, 112 euro. (&#8230;)Gli orari raggiungono le <strong>80 ore settimanali<\/strong>, mentre la legge ne prevede 48 con un giorno di riposo. Quando occorre far fronte all\u2019urgenza delle ordinazioni delle grandi marche straniere, i lavoratori devono restare chini sulle macchine fino a <strong>17 o 19 ore di seguito<\/strong>: questo tempo supplementare, troppo spesso non retribuito, \u00e8 raramente frutto di una libera scelta.(&#8230;) C\u2019\u00e8 poi l\u2019incredibile rompicapo della <strong>cascata di subappalti<\/strong>, che confonde i passaggi tra appaltatore e operai, a scapito dell\u2019applicazione dei codici di comportamento. La sicurezza degli operai \u00e8 il primo valore a soffrirne. Ogni anno numerosi stabilimenti sono preda delle fiamme, con drammi negli edifici sovrappopolati e lasciati in cattivo stato. Il recente incendio, il 14 dicembre 2010, in una fabbrica della periferia di Dacca di propriet\u00e0 del gruppo Hameen, che subappalta in particolare per Carrefour e H&#038;M, ha causato ventotto morti. (&#8230;)Rubayet Jesmin, degli affari economici della Commissione europea a Dacca, non ha peli sulla lingua: \u00abTutto deriva dalla responsabilit\u00e0 dei proprietari di stabilimenti, dei compratori e, per finire, dei consumatori. <strong>Quando questi ultimi comprano una maglietta che costa 6 euro, gli deve venire il dubbio che \u00e8 stata fabbricata da persone che lavorano in cattive condizioni!<\/strong>\u00bb<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Esporta un milione di t-shirt all&#8217;anno in Europa, produce per gran parte dei marchi pi\u00f9 importanti dell&#8217;abbigliamento, impiega nel tessile il 40% dei lavoratori dell&#8217;industria eppure ha gli operai peggio [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[50,4],"tags":[],"class_list":["post-1464","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-materiali","category-prodotti-per-la-comunicazione-aziendale"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1464"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1464"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1464\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1541,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/posts\/1464\/revisions\/1541"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1464"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcategories&post=1464"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.altraqblog.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Ftags&post=1464"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}