{"id":127,"date":"2008-07-30T06:06:06","date_gmt":"2008-07-30T05:06:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.altraqblog.it\/2008\/07\/30\/un-libro-nella-propria-lingua%e2%80%a6-per-sentirsi-piu-liberi\/"},"modified":"2008-07-30T08:59:40","modified_gmt":"2008-07-30T07:59:40","slug":"un-libro-nella-propria-lingua%e2%80%a6-per-sentirsi-piu-liberi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.altraqblog.it\/?p=127","title":{"rendered":"Un libro nella propria lingua\u2026 per sentirsi pi\u00f9 liberi."},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/book.jpg\" title=\"book.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.altraqblog.it\/wp-content\/uploads\/2008\/07\/book.thumbnail.jpg\" alt=\"book.jpg\" height=\"127\" width=\"127\" \/><\/a> Abbiamo ricevuto sul blog una richiesta speciale, che leggete di seguito. Certo non \u00e8 direttamente collegata al nostro lavoro, ma come avrete capito, altraQblog \u00e8 uno spazio dove il commercio equo allarga la sua dimensione a tutte quelle azioni e notizie che ne raccolgono lo spirito e il fine.<\/p>\n<p><strong>Bologna: un libro nella propria lingua per detenuti stranieri<\/strong><br \/>\n\u201cChi ha sbagliato deve pagare, ma non per questo si pu\u00f2 essere privati della dignit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>Salvatore Giampiccolo chiede, da mediatore, che ai suoi ex compagni di carcere venga concessa la libert\u00e0 di sopravvivere dietro le sbarre con decoro. <strong>Parla di libert\u00e0 di leggere e di scrivere Salvatore, che conosce bene la vita da carcerato<\/strong>. \u201c<strong>Sono cose queste che ti rendono libero anche da rinchiuso<\/strong>\u201d, dice. E fa un appello per combattere la discriminazione dei detenuti stranieri.<\/p>\n<p>Insieme a Roberto Morgantini del Centro Lavoratori Stranieri CGIL MattiaFontanella del Comitato delle Memorie , ha dato vita alla campagna \u201c<strong>Un libro per il carcere<\/strong>\u201d. \u201cLe biblioteche ci sono ma i testi sono solo in italiano &#8211; spiega -, ho girato quaranta carceri diversi e la situazione era la stessa\u201d. L\u2019iniziativa nasce per rispondere alle richieste degli stranieri della Casa circondariale \u201cDozza\u201d di Bologna, ma vuole fare da precursore a una pratica da realizzare in tutta Italia.<br \/>\nSalvatore ha scontato una pena di 25 anni e oggi, che ne ha sessanta, ha deciso di aiutare i pi\u00f9 deboli. Collabora con gli avvocati di strada e spera di poter essere ricordato da qualcuno per avergli fatto del bene. Racconta la quotidianit\u00e0 dei detenuti stranieri, che gli stanno particolarmente a cuore: \u201cIn una cella di 3 metri per 2,40 ci stanno in tre, hanno la doccia, perci\u00f2 non \u00e8 necessario che escano neppure per lavarsi. Stanno li 21 ore su 24, tre ore sono concesse per una boccata d\u2019aria. Ma il resto del tempo \u00e8 vuoto, inutile, non passa mai. Non ci sono abbastanza lavori da assegnare a tutti e cos\u00ec si finisce per fare i conti con lo sconforto, la pesantezza, persino con la voglia di morire\u201d.<\/p>\n<p>\u201cMolti sono vittime della legge Bossi-Fini &#8211; continua Salvatore &#8211; clandestini colpevoli di piccoli reati. Devono scontare due, cinque o dieci anni, ma per loro \u00e8 pi\u00f9 difficile rispetto che per molti italiani ottenere il rito alternativo e lo sconto di pena. Perch\u00e9 sono immigrati in un paese straniero. I pi\u00f9 non ricevono visite. Sono condannati a un isolamento totale dalle circostanze, non da un tribunale\u201d. Poter leggere un libro nella propria lingua sarebbe un passo verso l\u2019esistenza civile da concedere anche se chi ha sbagliato \u00e8 straniero. E se, come qualcuno dice, la lettura nobilita l\u2019animo, \u00e8 un peccato negarla a chi ne sente il bisogno.<\/p>\n<p>\u201cLa civilt\u00e0, quella autentica, si trova spesso nelle cose che non si vedono. Nei luoghi remoti, oscuri del vivere: quelli del dolore, della sofferenza. Delle marginalit\u00e0. Delle privazioni: come il carcere. Dove ogni giorno la parola civilt\u00e0 deve essere alimentata, sostenuta, tenuta in vita, con rigore e perseveranza (quasi come un fiore), da chi vi opera e da chi \u00e8 in stato di detenzione. Una parola che va rinfocolata, rivitalizzata anche dall\u2019esterno: dall\u2019intervento degli uomini \u201cliberi\u201d. Che non devono rimanere indifferenti. Come se il carcere fosse altro da loro. Distinto. Distante.<\/p>\n<p>Il carcere \u00e8, nella sua drammaticit\u00e0, l\u2019altra faccia del salotto buono. Col carcere bisogna fare i conti. Fino in fondo. Perch\u00e9 la civilt\u00e0 o comprende tutto e tutti o non \u00e8 civilt\u00e0. E un libro pu\u00f2 rendere meno incivile, meno, inutilmente crudele questo luogo. Un libro in cui la parola civilt\u00e0 lasci intravedere, seppure in lontananza, la parola libert\u00e0\u201d. Con queste parole Roberto Morgantini e Mattia Fontanella hanno voluto lanciare la propria richiesta di donare un libro per la biblioteca della Casa Circondariale \u201cDozza\u201d ad ambasciate, consolati, aziende e privati.<\/p>\n<p><strong>Chi volesse rispondere all\u2019appello, pu\u00f2 far pervenire i testi al Centro Lavoratori Stranieri CGIL <\/strong>in via Marconi 69\/D;Bologna telefono 051.6087190. cell 3357456877. N<strong>aturalmente i libri devono essere in lingua straniera (araba, francese, inglese, spagnolo, russa, albanese, rumena)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo ricevuto sul blog una richiesta speciale, che leggete di seguito. 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