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La rinascita parte da Mumbai
Pubblicato da chiara
Oggi è la giornata modiale contro la violenza sulle donne. La ricordiamo anche noi, a modo nostro, ripensando a quanti progetti di commercio equo coinvolgano le donne, nei posti più difficili e poveri del mondo. Anni fa ho letto un bell’articolo scritto in occasione della conferenza Fao “Rural Women and Information,” incentrata sul ruolo delle donne nello sviluppo agricolo e sul loro contributo alla sicurezza alimentare mondiale. L’articolo aveva un bellissimo e significativo titolo: Le nutrici invisibili della Terra, perchè nonostante il loro notevole contributo, il lavoro delle donne in agricoltura è poco o nulla considerato. Inoltre la specifica competenza delle donne e la conoscenza delle risorse del cibo e dell’agricoltura fa di loro le custodi principali dell’agro-biodiversità. Benché le donne abbiano un ruolo fondamentale in agricoltura, restano tra quella parte di popolazione che è la più svantaggiata: le guerre, la migrazione degli uomini verso la città in cerca di lavoro retribuito, la crescita della mortalità attribuibile all’AIDS, ha portato alla necessità per le donne di rivestire anche il ruolo di ‘capofamiglia’, con una conseguente quasi totale femminilizzazione dell’agricoltura, che significa un di più nella capacità di produrre, provvedere e preparare cibo a dispetto di ogni sorta di ostacolo.
Per ricordare queste e tutte le donne che lavorano anche nelle condizioni più difficili, voglio riportare alcuni brani delle mail che Laura, una collaboratrice di altraQualità, ci ha inviato durante la sua esperienza in India, nel progetto Navjeet (che in hindi significa Rinascita) nato in collaborazione con Ibo Italia. Le borse cucite dalle donne di cui parla Laura sono arrivate in Italia e sono già al secondo ordine!
“Vi racconto un po’ cosi’ capite dove sono e cosa faccio. Ci sono due gruppi di donne sarte che da Aprile vengono una/due volte al centro Navjeet per prendere la stoffa e i modelli. Tornano poi nelle loro case ( arrivano da due slum qua vicino..1/2 ora di autobus). Uno dei due slum si trova in una zona chiamata Reclamation land: le case sono state costruite su terreno che prima era acqua (il mare arabico che bagna le coste di questa parte di India) e questo fa capire quanto bisogno di terra ci sia, troppe persone poca terra…ci si mangia il mare!!
Uno dei due gruppi e’ composto da quattro donne, anche se vengono sempre in tre (perche’ Jyoti e’ la sorella di Vijaia e non occorre venire in due, sarebbero due biglietti, due perdite di tempo..ecc.). La leader del gruppo e’ Vijaya, avra’ 50 anni, non e’ sposata e fino a poco tempo fa viveva con la madre. Due settimane fa ci ha fatto capire che e’ venuta a mancare…con gli occhi lucidi e un po’ di timore ce l’ha comunicato. Vijaya e’ il riferimento di questo gruppetto. Sa leggere e scrivere e la scorsa settimana l’abbiamo vista per la prima volta con un quadernetto nuovo nuovo sul quale si e’ messa a scrivere le misure delle borse (dell’ordine di altraQualita’). Un brivido di soddisfazione sulla mia schiena (perche’ è facile sentirsi responsabili anche di cose che non ti appartengono…)
Geeta e’ il secondo riferimento gruppo, vedova anche lei, 50enne, porta sempre il lembo lungo sahari sulla testa aggrappato alle orecchie, come se volesse nascondercisi dietro…ha degli occhi enormi, sorride facilmente…ma ha un sorriso inguardabile (problema di dentista…).
Joyti e’ la piu’ giovane, avra’ 22 anni, appena sposata un bambino di 3. Lei e’ quella piu’ occupata di tutte: ha una famiglia, un marito, un bambino e tutte le incombenze della famiglia indiana che ne conseguono e a volte manca agli incontri settimanali, ma ha una gran voglia di essere partecipe al gruppo.
Il secondo gruppo invece e’ fatto da altre quattro piu’ vivaci ma ancora un po’ indietro per una produzione di qualita’. Io credo che sia solo questione di dare loro piu’ fiducia e tempo…da tre settimane mi incontro con loro e i loro prodotti mi paiono molto migliorati.”
Tutto Cyclus (parte seconda): il design come responsabilità sociale
Pubblicato da chiara
L’incontro con Ximena, una delle fondatrici di Cyclus è stato ricco di spunti, in particolare sulla funzione sociale e ambientale del design. Infatti per come lo intendono nell’azienda colombiana che ha fatto del recupero delle camere d’aria una linea di borse di grande successo, il design deve creare oggetti belli, funzionali, con una forte coscienza sociale ed ambientale.
A Cylus, infatti, la camera d’aria non è l’unico materiale di riciclo utilizzato: molto interessante è infatti il lavoro di recupero artistico dei sedili dei Transmillenium, i moderni autobus che attraversano tuttà Bogotà. Poiché il sedile è composto da un unico pezzo di plastica quando si rompe viene gettato: allora Cyclus lo recupera, lo pulisce e lo fa dipingere a un giovane artista locale. La seduta “creativa” si trasforma così in una sedia unica nel suo genere.Anche l’impatto sociale è importante per questi designer, infatti uno dei progetti a cui tengono maggiormente, spiega Ximena, è quello con le donne di Putumayo (una delle regioni interessate dal Plan Colombia dove forte è la presenza delle Farc, al confine tra Ecuador e Perù) che realizzano tessuti secondo una antichissima tradizione artigianale che rischia di scomparire. Sono i simboli degli sciamani e le antiche cosmogonie i soggetti di questi teli dai colori sgargianti creati a mano all’uncinetto o al telaio e che Cyclus ha iniziato a utilizzare nelle proprie collezioni. Infatti per ciascuna borsa arricchita dall’inserto in tessuto di Potumayo il 40% del prezzo di vendita va alla donna che lo ha realizzato. Così si mantiene viva una tradizione e si contribuisce allo sviluppo socioeconomico di quella difficile zona della Colombia. Anche con i dipendenti, spiega Ximena soddisfatta, c’è un bellissimo clima: Cyclus è come una famiglia, dove ogni compleanno viene festeggiato insieme e c’è sempre un pensiero per tutti. A capodanno hanno persino affittato una finca (una specie di fattoria) per stare in compagnia. Gli stipendi sono più alti del minimo salariale previsto in Colombia e in base al rendimento e al lavoro a fine mese viene dato un bonus in busta paga. È proprio vero, allora, concludiamo ridendo con Ximena, che dove si sta bene, nascono anche le cose più belle!
Tutto Cyclus (parte prima): storia e design delle borse in camera d’aria riciclata
Pubblicato da chiara
Hanno avuto un successo immediato dalla prima importazione per il loro design, la morbidezza del materiale, l’originalità dell’idea: sono le borse e gli accessori in camera d’aria riciclata prodotti dal laboratorio colombiano Cyclus. Abbiamo incontrato Ximena Vélez una delle fondatrici dell’azienda che ci ha raccontato come è nata Cyclus e come vengono realizzate le borse, incuriosendoci sul “piccolo segreto” che le rende così speciali. “Sono più di 39.000 i pneumatici recuperati per la produzione dal 2002, anno in cui abbiamo iniziato la nostra ricerca su questo materiale – racconta Ximena.- Già durante gli anni di studio come designer industriali avevamo cercato nuovi materiali che avessero un buon impatto ambientale e fossero allo stesso tempo duttili e belli. Abbiamo inizialmente recuperato cartelloni pubblicitari in plastica, dischi di acetato ma niente si era mostrato altrettanto valido come le camere d’aria dei Tir che circolano in grandissima quantità per Bogotà. Morbide, resistenti, si prestavano a sostituire la pelle in moltissime lavorazioni. Tutto il primo anno lo abbiamo passato a tagliare, cucire, lavare e sperimentare. Il secondo anno abbiamo iniziato ad assumere qualche persona che ci potesse aiutare e a partecipare a fiere e mostre. Abbiamo incontrato subito un grande favore e interesse, anche i giornali di design si interessavano a noi”. Come avviene la lavorazione? “Innanzitutto andiamo a prelevare le camere d’aria da gommisti e da coloro che le cambiano ai camion. Le portiamo in laboratorio, le apriamo a metà e le laviamo con acqua e sapone molto accuratamente. Le stendiamo come una stoffa e con il modello tagliamo a mano ogni singola componente della borsa o del portafoglio. Rilaviamo ogni pezzo ancora con acqua e sapone e lo passiamo con un olio speciale (ecco il segreto!) di nostra invenzione che rende la camera d’aria lucida, ancora più morbida e le lascia quel particolare profumo di agrumi che la contraddistingue. Tutti i pezzi vengono poi stoccati e sono preparati per essere assemblati in base agli ordinativi. Ogni borsa è cucita a mano e rifinita con dettagli molto curati: le tracolle sono cinture di sicurezza, le cerniere e i ganci sono della migliore qualità sul mercato: il prodotto finito deve essere bello, resistente, funzionale, amico dell’ambiente e socialmente sostenibile. E’ così che noi di Cyclus intendiamo il design”
una storia di cooperazione dagli slum di mumbai
Pubblicato da chiara
Questo progetto nasce da una amicizia: quella tra altraQualità e Ibo Italia, ONG di Ferrara che in India ha molti progetti di cooperazione. In uno degli slum di Mumbai, Ibo sostiene Navjeet un centro che da 30 anni promuove l’istruzione, organizza programmi sanitari e favorisce l’accesso al credito per le donne. Il Navjeet Community Health Centre si sviluppa a fianco dell’Holy Family Hospital che si trova a Bandra Est, quartiere di Mumbai.
Dal 1984 il centro Navjeet ha realizzato diverse attività per migliorare lo standard di vita di 15 slums nelle aree di Bandra, Chembur e Khar. Dal 2006 ospita un laboratorio di 10 artigiane che cuciono borse e portafogli, tessuti per la casa e realizzano orecchini. Per rendere il progetto sostenibile anche nel lungo periodo e fare in modo che la professionalità delle donne si trasformasse in reddito, Ibo ha contattato noi di altraQualità per acquistare le borse e rivenderle secondo i criteri del commercio equo. Per rendere il ciclo ancora più virtuoso, le stoffe con cui sono fatte le borse vengono comprate da Sewa, una associazione indiana di donne artigiane.
Le importazioni sono state fino ad ora due, sono aumentati i modelli e le stampe delle borse, migliorate anche grazie ai consigli e al supporto delle Botteghe del Mondo.
Design e basso impatto ambientale per le tracolle in copertone riciclato dalla Colombia
Pubblicato da admin
Io me ne sono innamorata all’istante: sono capienti, resistenti e veramente belle. Al tatto, poi, queste borse sono di una morbidezza tale da far dimenticare la materia con cui sono prodotte. Se non l’avessi saputo avrei detto che si trattava di pelle e invece sono copertoni e camere d’aria riciclate. Provengono dai grossi camion che ogni giorno solcano le strade e le autostrade nei dintorni di Bogotà, dove ha sede Cyclus, il laboratorio artigianale che recupera questi copertoni, li lavora (non c’è da temere, sono sottoposti a un accurato lavaggio e altrettanto accurato processo di igenizzazione) e li trasforma nelle splendide borse che trovate in catalogo.

