E dopo? Le storie dei sopravvissuti al Rana Plaza: Asma

Continuiamo con la traduzione dell’articolo di Taslima Akhter per il Fashion Revolution blog, sulle storie di chi è sopravvissuto al crollo del Rana Plaza (qui in originale).

Quattro anni fa, Asma cuciva seduta al fianco di decine di altre persone per la Phantom Garments, fabbrica di abbigliamento al quarto piano del Rana Plaza. Dopo aver lavorato per qualche ora, il mondo le è crollato letteralmente addosso. Asma rimase sepolta sotto le macerie per 3 giorni, costretta a bere le sue urine per non morire di sete.

Dopo essere stata salvata ha ricevuto un risarcimento di 200.000 Takas (£ 1950), che ha usato per rimettere in sesto se stessa, la sua vita e quella del figlio Arif. Asma era infatti sola a affrontare quella tragedia, perchè suo marito se ne era andato due anni prima, molto probabilmente perchè non guadagnava abbastanza. Asma non può tornare al suo vecchio lavoro alla macchina da cucire: la fabbrica è un trauma che non riesce a affrontare. Attualmente guadagna 4.000 Takas (£ 46) al mese come collaboratrice domestica, lavorando in due diverse famiglie vicino al luogo dove crollò il Rana Plaza quattro anni fa.

Ora il figlio di 13 anni guadagna più di Asma. Oltre all’affitto di qualche migliaio di Takas, Asma e Arif inviare 1.500 Takas (£ 15) ogni mese alla figlia Sumaya, che vive con altri parenti nel villaggio natale di Asma.

Come molte donne che hanno lasciato le loro case in cerca di lavoro, Asma, che ha 29 anni, sogna di tornare al suo villaggio natale a vivere in una casa tutta sua, con un piccolo pezzo di terra. Ma i suoi ricordi ancora tenerla sveglia durante la notte. Alla fine di febbraio 2017, le condizioni di Asma sono peggiorate ed è stata ricoverata in ospedale. I dottori le hanno diagnosticati disturbi da malnutrizione e un trauma profondo. Così ora lei deve rimanere in ospedale e recuperare. Suo figlio Arif è l’unica persona che si prende cura di lei.

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