Cioccolato d’eccellenza monorigine (1): i progetti

4 tipologie di cioccolato monorigine d’eccellenza, prodotte da una casa cioccolatiera di primo livello conosciuta in tutta Europa con materie prime di altissima qualità, tra cui uno zucchero – quello di fiori di cocco- mai usato prima per il cioccolato, e una rete, come Equolink, che fa delle collaborazioni etiche e trasparenti il suo punto di forza: nasce così una linea di cioccolata estremamente innovativa, sia per gli ingredienti usati che per le lavorazioni e i rapporti instaurati con i produttori.

Andrea Mecozzi, che lavora nel mondo della cioccolata da più di 10 anni, anche con Altrocioccolato e ora con Chocofair, ha seguito lo sviluppo di questa nuova linea insieme e per Equolink e ci ha raccontato i 4 progetti coinvolti. Nei prossimi post dedicati alla linea vi spiegheremo anche la tecnica di produzione e i dettagli di ogni cioccolato, con un approfondimento sulla Domori.

Sao Tomé: La cooperativa di esportazione diretta CECAQ – 11, aiuta 892 famiglie dell’area Rio Lima, sull’isola di Sao Tomé, a portare il cacao coltivato nel proprio piccolo campo sui mercati Bio e Fairtrade.
La cooperativa di esportazione raccoglie il cacao di 17 cooperative di produzione dell’isola, che immagazzina e lavora per l’export. Il cacao è un blend misto di forastero, trinitario e “crioulio” saotomesi.
Inoltre le cooperative produttrici fanno parte del PAPAFPA (PROGRAMME D’APPUI PARTICIPATIF À L’AGRICULTURE FAMILIALE ET À LA PÊCHE ARTISANALE) programma che sostiene i produttori locali che continuano a mantenere la biodiversità delle coltivazioni affiancandole ad una agricoltura famigliare e all’attività di pesca sostenibile.

Costa d’Avorio: Il GPC (gruppo a propensione cooperativo) Jardin d’Oulaidon è un’associazione che permette ai produttori di cacao di Oulaidon (villaggio agricolo nel triangolo Tiassalé-Divo-Grand Lahou) di remunerare meglio la coltivazione del cacao forestino, un’antica tipologia poco produttiva ma molto particolare perché viene piantato direttamente in foresta, mantenendo quindi il tessuto arboricolo naturale. E’ un cacao non aromatico della famiglia dei forastero, ma profumatissimo, poichè essendo coltivato tra alberi selvatici (arancio, mango, banano, vaniglia, caffè, manioca, ignam…) assorbe i profumi e le contaminazioni delle altre piante. Tant’è che le fave tostate sono molto più avvolgenti di quelle di cacao aromatici sudamericani.
Il GPC è socio del consorzio GICOOPA-CI (consorzio di 11 cooperative sociali agricole dell’area) che attraverso il supporto della rete delle altre cooperative aiuta i produttori a esportare direttamente investendo il premio e la remuneratività sull’avviamento di pratiche di microimprenditoria giovanile e crescita del commercio della massa di cacao per il mercato locale.

Colombia: è un progetto sostenuto dall’ Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (UNODC) e rientra nella campagna per sviluppare colture sostitutive alla coca. Si tratta di una cooperativa di coltivatori di caffè e cacao delle regione della Montana Santandereana, dove l’UNODC ha ricevuto dal governo colombiano la gestione di 10.000 ettari per aiutare i contadini ad abbandonare la coltivazione della coca, attraverso l’impianto di cacao criollo e trinitario venezuelani. La Domori ha fornito il supporto tecnico e formativo per fare questo passaggio, andando poi a valorizzare il cacao immettendolo sul mercato del cioccolato pregiato in modo da garantire una rimessa diretta per i coltivatori adeguata al cambio di vita: solo produrre cacao di altissima qualità pagato ad un prezzo elevato può convincere i coltivatori ad abbandonare la coca per altre colture.

Ecuador: le fave di cacao provengono da APOV-Asociaciòn de Productores Organicos de Vinces, un’associazione che conta circa 200 soci nel cantone di Vinces, provincia di Los Rios, dove si produce “Arriba Nacional”, una varietà autoctona del cacao. APOV è costituita da agricoltori di umili condizioni che, fin dalle origini, hanno scelto di dedicarsi alla salvaguardia e alla coltivazione del cacao naturale in piccole fattorie (finca) di 5-6 ettari di terreno per famiglia. APOV garantisce la piena rintracciabilità nella filiera del cacao e la massima trasparenza nei rapporti con gli agricoltori.
In una “huerta” (orto) insieme alla pianta del cacao crescono altre piante da frutto come banane, papaya, caffé, limoni, arance, mandarini ed altre specie tropicali che, oltre a dare alle piante una protezione naturale dalle malattie come la “monilia” e la “escoba de bruja”, contribuiscono, attraverso una ricca impollinazione, a dare al cacao un particolare aroma fruttato e floreale rendendolo unico e pregiato.

Costa d’Avorio, Sao Tomé e Indonesia (da dove proviene lo zucchero di fiori di cocco) sono anche produttori inseriti tra le Comunità del Gusto della Fondazione Slow Food, poiché sono cooperative che tutelano le antiche coltivazioni e perseguono un tipo di agricoltura estremamente sostenibile per la difesa dei territori.

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Una Risposta a “Cioccolato d’eccellenza monorigine (1): i progetti”

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    Cioccolato dal mondo al Salone del Gusto | Acqua e Menta dice:

    [...] attraversiamo l’Atlantico e atterriamo in Costa d’Avorio: qui l’associazione Jarden du Oulaidon  permette ai produttori di cacao di Oulaidon di remunerare meglio la coltivazione del cacao [...]

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