Chicza in video: la chewing gum chiclera che arriva dalla foresta (parte 2 di 2) – Storie chiclere

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Continuiamo a scorrere per parole, le storie raccontate dai chicleros nel video che hanno realizzato insieme al Fondo Nacional de Apoyo a Empresas Sociales messicano e alla Comisiòn Nacional para el Conocimiento y Uso de la Biodiversidad.

Nel video, i lavoratori del Consorzio che ha creato Chicza, raccontano il loro lavoro, la loro storia (e le loro storie), il loro rapporto con la foresta e come è cambiata la loro vita con la creazione del Consorzio.

La storia inizia con Francisco Tadeo Terrel, che racconta: “Sono chiclero da 45 anni e continuo a lavorare perchè è un lavoro che mi piace. I campi di grano nutrono noi e il nostro bestiame, ma non è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Noi vogliamo mantenere in vita la foresta, lavorando bene il legname e il chicle. Per questo insegniamo ai giovani, ci prendiamo cura degli alberi, perchè la terra non è un bene solamente da coltivare.

Come dicevo, ho iniziato a lavorare quando avevo 12 anni a Veracruz. Ho iniziato con i miei fratelli, che mi hanno insegnato e, man mano che imparavo, questo lavoro mi piaceva. Ma a Veracruz gli alberi della foresta sono stati tagliati e al loro posto ora si trovano terreni da pascolo, piantagioni di aranci e banani, e campi petroliferi.” Mentre parla, Francisco si arrampica con mani e piedi esperti sul chicozapote e ci mostra come si estrae il chicle naturale, senza nuocere all’albero, che poi verrà lasciato intatto a riposo per gli 8-10 anni successivi.

Francisco Ramirez Sanchez si occupa invece della cottura e dell’impasto e ci spiega qual è la “ricetta” per realizzare la pasta di chicle: “Si versa il lattice raccolto nelle borse in un pentolone, si mette sul fuoco e si aspetta che diventi caldo. Quando sta per bollire impugniamo il “chasmol” (un particolare bastone) e iniziamo a mescolare la resina, perché altrimenti si gonfierebbe e si riverserebbe fuori. Bisogna sapere mescolare e farlo addensare correttamente, e non è così facile: non tutti lo sanno fare bene. Quando la resina inizia ad addensarsi si continua a mescolare e rimescolare fino a che non diventa una pasta. Una volta addensato si finisce di impastare sollevando il composto e sbattendolo, con dei colpetti delicati… come quelli che daresti al sedere di una donna!

Epifanio Borges e Luciano Villamontes descrivono poi, la vendita e il trasporto dei panetti di chicle: “Oggi, con il Consorzio, le cose sono più facili anche per quanto riguarda il trasporto, rispetto a quando io ho iniziato a commerciare. Prima era molto pesante: si facevano lunghi viaggi a piedi, trasportando le borse e tutto il resto”.

“Durante la stagione del chicle, la gomma raccolta veniva conservata in un campo principale, dove c’era un grande magazzino. L’unico modo in cui potevamo trasportare il chicle era sul dorso di un mulo. – e aggiunge – Io sono chiclero dal 1938, ovviamente oggi non ho più le stesse energie di una volta, sto per compiere 73 anni!”

Un altro chiclero della cooperativa spiega che grazie al Consorzio anche gli stipendi sono migliorati: “Oggi il Consorzio ci paga per il nostro lavoro prima di rivendere il prodotto. Ci pagano 25 pesos al kilo e poi quando il Consorzio vende il prodotto ci pagano il resto. Questo era impensabile prima, allora ci veniva pagato solo uno stipendio da contratto molto più basso: 5 o 6 pesos al kilo e nulla di più.”

Francisco Tadeo Terrel mentre si sposta a metri da terra, tra le frasche del chicozapote, parla della sicurezza sul lavoro: “Vedete, io mi arrampico sempre con una doppia corda, per evitare scivolate o incidenti con il machete. Perchè a volte il machete scivola di lato, rimbalza senza tagliare il legno e prende contro alla corda. Questo può essere fatale se non usi una doppia corda. Insegno anche ai ragazzi a fare così, così il lavoro è più sicuro.” E poi mentre si cala giù dai rami più alti ripete un detto antico chiclero: “Oh corda, non romperti, questa è l’ultima tirata!”

E una volta sceso conclude: “Noi lavoriamo all’ombra, senza il fiato sul collo di nessuno, nessuno che ci dia ordini su cosa fare. E’ un attività che facciamo a nostro modo e secondo le nostre forze… Sarebbe bello promuovere tutto questo attraverso un video, i nostri sforzi non saranno stati vani!”

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