Archivio per la categoria 'parlano di noi'

A Bologna sfila Trame di Storie

A Bologna sfila la moda equo solidale: gli amici e le amiche della bottega C’è un mondo, in occasione della campagna “SPESA GIUSTA” (campagna di promozione del commercio equo e solidale), sabato 20 ottobre alle 17 ha organizzato la settima edizione della tradizionale Sfilata-Racconto.
In un percorso immaginario si intersecano storie di tessitrici, filatrici e piccoli artigiani del cuoio e dell’argento, realizzando un viaggio “equo-sociale” che legherà realtà apparentemente molto diverse tra loro ma accomunate dall’intento di creare un “vestire” etico e sostenibile. Storie di abiti ispirati agli origami, lineari ma con pieghe delicate come increspature del mare, petali di fiori o profili di montagne.Storie di cotone biologico che si fa versatile grazie ai diversi tipi di tessitura, storie senza pesticidi per non inquinare la terra e non irritare la pelle di chi lo indossa.Storie di lane filate artigianalmente e tinte con materiali vegetali che racchiudono il profumo delle terre che le hanno prodotte.Storie di piccoli artigiani balinesi che con precisione e lentezza lavorano accuratamente l’argento trasformandolo in preziosi pendenti.
Le storie giungeranno infine in Italia con una degustazione di vini dell’Oltrepo’ pavese della Cooperativa La Vigna.
Chi è di Bologna e dintorni non perda l’occasione! La bottega C’è un mondo è in via Guerrazzi 20.

fuori dai balconi in t-shirt altraQualità

“Ognuno crede che il mondo sia come quello che vede affacciandosi dal proprio balcone” dice un proverbio bosniaco e IPSIA, attraverso il progetto Terre e libertà promuove occasioni di volontariato internazionale come occasioni per “affacciarsi ad altri balconi” e quindi come occasione privilegiata e intensiva di educazione alle relazioni giuste. Rientrano in questo ambito il servizio civile, i campi di lavoro, il turismo responsabile, lo stage e il progetto Terre e libertà di cui nella foto vedete i volontari in partenza, tutti con le t-shirt fornite da noi. Conosciamoli meglio. IPSIA (Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI) è l’organizzazione non governativa promossa dalle ACLI per trasformare in iniziative di cooperazione internazionale esperienze e valori di associazionismo popolare. Dal 1985 IPSIA promuove iniziative che uniscono associazionismo, formazione – professionale e non – e sviluppo sociale costruendo legami di solidarietà fra i popoli. Tra queste iniziative anche il progetto di volontariato internazionale Terre e Libertà che propone un’esperienza di vita comunitaria tra persone di diversa provenienza, estrazione, cultura e religione. Vuole essere una opportunità, attraverso l’animazione giovanile e sportiva, la condivisione del lavoro, la conoscenza del contesto tramite percorsi di turismo consapevole, di formazione alla cittadinanza attiva e responsabile, all’interdipendenza e alla solidarietà. Per IPSIA è fondamentale che la proposta di Terre e Libertà sia fortemente legata ai progetti di cooperazione che sostiene in loco. In questo modo può diversificare l’impegno per raggiungere alcuni dei suoi obiettivi quali la conoscenza del contesto locale e la costruzione di relazione con i partner locali e con gli attori direttamente coinvolti. Il volontario è quindi parte attiva della cooperazione comunitaria di IPSIA, diventando attore e soggetto in grado di stimolare ed animare la relazione tra due comunità locali: quella italiana di partenza e quella locale di attività estiva. I percorsi di turismo sono una delle modalità di conoscenza del contesto, attraverso la mediazione di guide locali o dei volontari in Servizio Civile di IPSIA e permettono al volontario una maggiore comprensione del luogo, della cultura e delle tradizioni locali. La scelta delle località nelle quali IPSIA opera con il progetto Terre e Libertà riguarda tendenzialmente realtà rurali e isolate o quartieri particolarmente disagiati delle città. Per molte persone di questi paesi è molto difficile e a volte proibito lo spostamento, sia interno al paese che esterno, per via del regime dei visti, pertanto vengono inviati volontari anche per creare una relazione con il resto del mondo che altrimenti sarebbe impossibile.

Cicche sostenibili, Internazionale parla di Chicza!

chicza

La rubrica Ethical living di Internazionale della scorsa settimana parla di Chicza, la chewing gum al 100% biologica, biodegradabile ed equosolidale distribuita da altraQualità.

Riportiamo qui le parole di Internazionale, che nella sua rubrica parte dai problemi legati all’inquinamento prodotto delle chewing gum sintetiche per arrivare alle cooperative di chicleros che producono Chicza lavorando la gomma naturale, all’ombra degli alberi di chicozapotes secolari nella foresta pluviale messicana.

ETHICAL LIVING – Cicche sostenibili

Internazionale, numero 895, 29 aprile 2011

“La gomma da masticare può essere un antistress, aiutare la concentrazione, mantenere l’alito fresco e, senza zucchero e con lo xilitolo, aiutare a prevenire le carie. Ma non è molto verde.

Diversamente dalla sua forma originaria (il chicle masticato dai maya, un lattice estratto dalla corteccia del Manilkara chicle), la cicca di oggi è fatta di gomme sintetiche (poliisobutilene) che non sono biodegradabili. Una gomma impiega in media cinque anni per decomporsi. Una designer britannica ha progettato il Gumdrop, un contenitore per la raccolta differenziata delle cicche, con il duplice obiettivo di riciclare il materiale e prevenire l’inquinamento. A Londra staccare una gomma da strade e marciapiedi costa tra i 10 centesimi e i 2 euro, con un impatto ambientale variabile a seconda del metodo usato per la rimozione: il vapore o dei prodotti chimici. In vista delle Olimpiadi del 2012, la città sta ripulendo le strade dalle cicche appiccicate: per staccare 300mila pezzi, in due chilometri di strada, ci sono voluti tre mesi e non si sa quanto vapore. Si stima che nel mondo ogni anno si gettino 560mila tonnellate di gomme (23mila in Italia).

Una soluzione, scrive Slate, sarebbe abbandonare la gomma da masticare sintetica per la chicza, completamente biodegradabile. È prodotta nello Yucatan dalle cooperative dei chicleros usando come base il chicle. Oppure si potrebbe fare come a Singapore, dove le gomme da masticare sono vietate, tranne quelle che si comprano in farmacia.”

Per vedere il lavoro dei chicleros e la foresta dove Chicza nasce, rimandiamo al video che abbiamo pubblicato qualche post fa (video realizzato dai chicleros insieme al Fondo Nacional de Apoyo a Empresas Sociales messicano e alla Comisiòn Nacional para el Conocimiento y Uso de la Biodiversidad).

Nel video, i lavoratori del Consorzio che ha creato Chicza, raccontano il loro lavoro, la loro storia (e le loro storie), il loro rapporto con la foresta e come è cambiata la loro vita con la creazione del Consorzio.

Qui potete trovare ulteriori informazioni su Chicza.

Buona visione e buona lettura!

senti chi parla…bantu: storie in una scatola di saponaria

saponaria smolart

Anche una piccola scatola in pietra saponaria porta con sè una grande storia, soprattutto se viene da un paese che conta più di 40 comunità tribali che parlano altrettanti dialetti riconducibili a circa 5 gruppi linguistici. Questo paese è il Kenya e la scatola è stata intagliata nella pietra saponaria da un artigiano kisii, nella regione omonima, un fertile altipiano ad una cinquantina di chilometri dal lago Vittoria. I kisii parlano una lingua Bantu  e anche questo potrebbe aprire molte altre storie interessanti e non poi così lontane da noi, se pensiamo che parole come safari, ubuntu, samba, rumba, marimba, kandombè, mambo, hakuna matata, conga, bongos sono di origine bantu. Le parole, come i popoli, viaggiano e si mischiano, insieme alle storie delle persone che le portano con sè (e chi vuole ignorare questo dato di fatto  si smentisce da solo quando nel tempo libero va a un corso di samba o a un safari, anche se solo fotografico). I kisii sono abilissimi intagliatori di pietra saponaria, che abbonda nelle cave della regione. Dopo l’estrazione la pietra viene tagliata in blocchi grandi come l’oggetto che si vuole ottenere, intagliata a mano con strumenti semplici secondo una tecnica antica tramandata di padre in figlio. Estrazione e scultura sono le fasi del lavoro di cui si occupano gli uomini. Le donne invece rifiniscono gli oggetti immergendoli in acqua e  levigandoli con una spugnetta abrasiva, finchè diventano lucidi e perfettamente lisci. La luce si riflette morbidamente su queste superfici perfette, piacevoli da guardare e da toccare. Una volta levigati, i vasi, scatoline e statue possono essere colorate e decorate o lasciate nel bel colore bianco/rosa della pietra al naturale. I motivi decorativi possono riprendere quelli tradizionali, essere stilizzazioni di momenti di  vita quotidiana, danze o miti.

Molte di queste storie sono state raccontate dalle immagini che il Colibri, la bottega di Monselice ha raccolto nella bella mostra fotografica “Storie Glocali ” nata dall’esperienza dell’ONG IPSIA in Kenya e dalla collaborazione con l’ONG kenyota Jukumu Letu (ex-Chiesa del Carmine a Monselice in via Trento Trieste, vicino alla stazione dei treni). Domenica, in conclusione del percorso segnato dalla mostra, Marcella porterà l’eperienza di altraQualità sul commercio equo in Kenya raccontando di Smolart, l’organizzazione di produttori che realizza questi oggetti in pietra saponaria.

Metti Passworld su carta: quando il merchandising equosolidale fa notizia

Un articolo di carta sulle felpe le magliette equosolidali che la rivista ha scelto per le raccolte fondi e due chiacchere sul senso del progetto merchandising equo di altraQualità.

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