Archivio per la categoria 'Promoetica'

la Feltrinelli sceglie equo!

Merchandising equo solidale targato Promoetica anche per Feltrinelli. Le nostre borse, rosso fuoco e certificate Fair Trade in tutte le librerie Feltrinelli da novembre.

fuori dai balconi in t-shirt altraQualità

“Ognuno crede che il mondo sia come quello che vede affacciandosi dal proprio balcone” dice un proverbio bosniaco e IPSIA, attraverso il progetto Terre e libertà promuove occasioni di volontariato internazionale come occasioni per “affacciarsi ad altri balconi” e quindi come occasione privilegiata e intensiva di educazione alle relazioni giuste. Rientrano in questo ambito il servizio civile, i campi di lavoro, il turismo responsabile, lo stage e il progetto Terre e libertà di cui nella foto vedete i volontari in partenza, tutti con le t-shirt fornite da noi. Conosciamoli meglio. IPSIA (Istituto Pace Sviluppo Innovazione ACLI) è l’organizzazione non governativa promossa dalle ACLI per trasformare in iniziative di cooperazione internazionale esperienze e valori di associazionismo popolare. Dal 1985 IPSIA promuove iniziative che uniscono associazionismo, formazione – professionale e non – e sviluppo sociale costruendo legami di solidarietà fra i popoli. Tra queste iniziative anche il progetto di volontariato internazionale Terre e Libertà che propone un’esperienza di vita comunitaria tra persone di diversa provenienza, estrazione, cultura e religione. Vuole essere una opportunità, attraverso l’animazione giovanile e sportiva, la condivisione del lavoro, la conoscenza del contesto tramite percorsi di turismo consapevole, di formazione alla cittadinanza attiva e responsabile, all’interdipendenza e alla solidarietà. Per IPSIA è fondamentale che la proposta di Terre e Libertà sia fortemente legata ai progetti di cooperazione che sostiene in loco. In questo modo può diversificare l’impegno per raggiungere alcuni dei suoi obiettivi quali la conoscenza del contesto locale e la costruzione di relazione con i partner locali e con gli attori direttamente coinvolti. Il volontario è quindi parte attiva della cooperazione comunitaria di IPSIA, diventando attore e soggetto in grado di stimolare ed animare la relazione tra due comunità locali: quella italiana di partenza e quella locale di attività estiva. I percorsi di turismo sono una delle modalità di conoscenza del contesto, attraverso la mediazione di guide locali o dei volontari in Servizio Civile di IPSIA e permettono al volontario una maggiore comprensione del luogo, della cultura e delle tradizioni locali. La scelta delle località nelle quali IPSIA opera con il progetto Terre e Libertà riguarda tendenzialmente realtà rurali e isolate o quartieri particolarmente disagiati delle città. Per molte persone di questi paesi è molto difficile e a volte proibito lo spostamento, sia interno al paese che esterno, per via del regime dei visti, pertanto vengono inviati volontari anche per creare una relazione con il resto del mondo che altrimenti sarebbe impossibile.

Bangladesh: una rivoluzione con ago e filo

Esporta un milione di t-shirt all’anno in Europa, produce per gran parte dei marchi più importanti dell’abbigliamento, impiega nel tessile il 40% dei lavoratori dell’industria eppure ha gli operai peggio pagati dell’Asia. Per i lavoratori tessili del Bangladesh, però, il 2010 è stato un anno importante. Rivolte, scioperi e manifestazioni hanno mobilitato circa 50.000 persone e hanno permesso il raggiungimento di un piccolo obiettivo, purtroppo però infinitesimale rispetto alle loro esigenze: il primo novembre 2010 è entrato in vigore il nuovo salario minimo che passa dall’equivalente di 17 € mensili a 34 €, anche se i lavoratori chiedevano di arrivare fino a 51 €. Come vi si è arrivati, quali sono ancora le condizioni degli operai (in particolare delle donne), come reagiscono alle accuse i grandi marchi della moda internazionale: di questo racconta l’interessante reportage di Le monde Diplomatique che di cui qui vi proponiamo alcuni passi, ma che vi consigliamo di leggere per intero:
Biciclette spericolate, camion carichi di pacchi traballanti, autobus stracolmi di passeggeri, motociclette cavalcate da famiglie intere: di giorno come di notte, l’unica strada che collega Dacca al nord del paese non è mai sgombra. Da ogni lato della carreggiata dissestata, donne e ragazze seguono la Nazionale 3 con la loro andatura regolare e rassegnata che ricorda una processione religiosa. Le file si rompono per sprofondare nei terreni abbandonati in mezzo ai quali sorgono fabbriche di abbigliamento simili a giganteschi formicai. Ogni mattina, tre milioni di persone percorrono la strada delle quattromila fabbriche della cintura industriale della capitale. Oltre tre quarti sono donne: cucitrici, sarte, magazziniere…le operaie del Bangladesh, che costano poco, stuzzicano l’appetito delle grandi ditte occidentali della distribuzione e delle marche della confezione: Wal-Mart, H&M, Tommy Hilfiger, Gap, Levi Strauss, Zara, Carrefour, Marks & Spencer… vi hanno delocalizzato la loro produzione od operano tramite intermediari. Caratterizzato da un investimento minimo e una massiccia manodopera, il settore tessile è uno dei pilastri economici dell’Asia sud-orientale.(…) La crisi economica ha colpito in pieno molti paesi esportatori di tessili destinati alla confezione, ma il Bangladesh se l’è cavata alla grande. Zillul Hye Razi, consigliere commerciale della Delegazione dell’Unione europea nel Bangladesh, spiega che «molte imprese hanno reagito decidendo di insediarsi nel paese dove la manodopera è tra le meno care del pianeta». (…) Gli operai e le operaie nel settore tessile – quasi il 40% della manodopera industriale – si ribellano spesso, amareggiati dalla differenza tra i loro stipendi e i guadagni intascati dai fabbricanti ed esportati sotto l’egida del Bgmea, l’Associazione dei produttori ed esportatori di vestiti del Bangladesh.Dall’inizio delle proteste, per compensare l’inflazione che ha colpito i beni di prima necessità, i lavoratori chiedono un aumento del salario fino a 5.000 takas (51 euro) al mese contro i 1.663 takas (17 euro) attualmente pagati. A titolo di paragone, in Vietnam, gli operai guadagnano 75 euro e, in India, 112 euro. (…)Gli orari raggiungono le 80 ore settimanali, mentre la legge ne prevede 48 con un giorno di riposo. Quando occorre far fronte all’urgenza delle ordinazioni delle grandi marche straniere, i lavoratori devono restare chini sulle macchine fino a 17 o 19 ore di seguito: questo tempo supplementare, troppo spesso non retribuito, è raramente frutto di una libera scelta.(…) C’è poi l’incredibile rompicapo della cascata di subappalti, che confonde i passaggi tra appaltatore e operai, a scapito dell’applicazione dei codici di comportamento. La sicurezza degli operai è il primo valore a soffrirne. Ogni anno numerosi stabilimenti sono preda delle fiamme, con drammi negli edifici sovrappopolati e lasciati in cattivo stato. Il recente incendio, il 14 dicembre 2010, in una fabbrica della periferia di Dacca di proprietà del gruppo Hameen, che subappalta in particolare per Carrefour e H&M, ha causato ventotto morti. (…)Rubayet Jesmin, degli affari economici della Commissione europea a Dacca, non ha peli sulla lingua: «Tutto deriva dalla responsabilità dei proprietari di stabilimenti, dei compratori e, per finire, dei consumatori. Quando questi ultimi comprano una maglietta che costa 6 euro, gli deve venire il dubbio che è stata fabbricata da persone che lavorano in cattive condizioni!»

Idee e strumenti per il merchandising e il fund raising equosolidale

invito terrafutura

Cari amici, altraQualità vi invita a partecipare al convegno “Idee e Strumenti per il Merchandising e il Fund Raising Equosolidale” organizzato da Fair Trade Italia, che si terrà a Terra Futura (Firenze) venerdì 20 maggio alle 14.30, per approfondire il tema dell’utilizzo di prodotti etici e da filiera certificata per la promozione e il fund raising. Un’occasione per legare le proprie strategie promozionali ad un ideale realmente solidale e progressista.

David e Marcella parteciperanno come relatori per la sezione “Storie di merchandising etico”.

L’ingresso è gratuito. Per adesioni e informazioni: comunicazione@fairtradeitalia.it oppure tel. 049 8750823

Vi aspettiamo a Firenze e su www.promoetica.com, il sito dedicato al progetto di merchandising etico ed ecologico di altraQualità!
Per maggiori informazioni sul progetto di merchandising equo di altraQualità potete consultare le pagine del bilancio sociale dedicate.

Cercasi idee non comuni!

Il Naga è un’associazione di volontariato laica e apartitica che si è costituita a Milano nel 1987 allo scopo di promuovere e di tutelare i diritti di tutti i cittadini stranieri nonché dei cosiddetti nomadi, senza discriminazione alcuna.
altraQualità ha iniziato a collaborare con Naga nell’ambito di Promoetica, il suo progetto di merchandising equosolidale, fornendo le T-shirt destinate al fund raising dell’associazione.
Le maglie sono prodotte in Bangladesh dall’ONG Aarong che collabora con alcune manifatture al fine di migliorare le condizioni di vita e di lavoro dei lavoratori. Una porzione del prezzo pagato per le maglie contribuisce a raccogliere fondi per gestire un progetto sanitario diretto ai lavoratori di una delle aziende, SHB Garments (visite mediche e medicinali di base gratuiti, formazione sanitaria). Di recente ha preso il via anche un secondo progetto destinato ai lavoratori della ditta Minar, attualmente focalizzato sulla cura delle patologie oculistiche legate al lavoro di sartoria e non solo.

Fino al 15 marzo è aperto il concorso per inventare la prossima maglietta del Naga!
Il Naga selezionerà i migliori disegni, le illustrazioni, le grafiche e il testo di chi ha deciso di offrire loro un po’ della sua creatività!
Oltre alla “gloria” ai vincitori saranno regalate cinque magliette a testa e i loro riferimenti saranno visibili sia sulle magliette che sugli strumenti di comunicazione del Naga (sito, newsletter, ecc.)

Sul sito nel Naga è possibile trovare dettagli, logo e bando del concorso… c’è tempo fino al 15 marzo!

Per saperne di più sul Naga:
video Chi siamo, cosa facciamo, cosa vogliamo
video Wanted, but not welcome